Errori terapeutici

  • Articolo pubblicato:
  • Commenti dell'articolo:0 commenti
  • Tempo di lettura:9 min di lettura

Errori terapeutici e responsabilità medica: quando un trattamento sanitario sbagliato dà diritto al risarcimento dei danni

Gli errori terapeutici rappresentano una delle principali problematiche nell’ambito della responsabilità medica e possono avere conseguenze particolarmente gravi sulla salute dei pazienti. Una terapia farmacologica inappropriata, un trattamento non adeguato alla patologia oppure un intervento terapeutico eseguito in maniera non corretta possono determinare il peggioramento delle condizioni cliniche, l’insorgenza di nuove patologie e, nei casi più gravi, conseguenze invalidanti o il decesso del paziente.

Non ogni risultato negativo di una cura, tuttavia, costituisce automaticamente un errore medico. Per configurare una responsabilità professionale sanitaria occorre verificare se il comportamento del personale sanitario sia stato contrario alle regole della buona pratica clinica e se tale condotta abbia effettivamente causato un danno risarcibile.

Comprendere quando si configura un errore terapeutico e quali strumenti giuridici siano disponibili è fondamentale per tutelare i diritti del paziente.

Cosa sono gli errori terapeutici?

Per errore terapeutico si intende una condotta non corretta nella scelta, prescrizione, somministrazione, esecuzione o gestione di un trattamento sanitario.

L’errore può verificarsi nelle diverse fasi del percorso assistenziale e coinvolgere medici, infermieri, strutture ospedaliere e altri professionisti sanitari.

Tra le ipotesi più ricorrenti di malpractice medica rientrano:

  • Prescrizione di farmaci inappropriati: somministrazione di medicinali non indicati per la patologia del paziente o incompatibili con le sue condizioni cliniche.
  • Errori nel dosaggio dei medicinali: prescrizione o somministrazione di quantità eccessive o insufficienti di un farmaco.
  • Mancata valutazione delle controindicazioni: utilizzo di farmaci potenzialmente pericolosi in presenza di allergie, patologie concomitanti o interazioni farmacologiche conosciute o conoscibili.
  • Scelta di una terapia inadeguata: adozione di un trattamento non appropriato rispetto alla diagnosi, alle condizioni cliniche e alle conoscenze scientifiche disponibili.
  • Ritardo nell’avvio delle cure: mancata o tardiva somministrazione di una terapia necessaria, con conseguente aggravamento della malattia.
  • Omesso monitoraggio del paziente: mancato controllo degli effetti del trattamento o mancato intervento in presenza di segnali di peggioramento.
  • Interruzione ingiustificata della terapia: sospensione di un trattamento necessario senza adeguata valutazione clinica.

Gli errori terapeutici possono verificarsi sia nelle strutture sanitarie pubbliche sia in quelle private, negli ambulatori specialistici e nell’assistenza territoriale.

Quando un errore terapeutico determina responsabilità medica?

La responsabilità medica non deriva automaticamente dall’insuccesso della terapia, ma richiede una valutazione della condotta sanitaria e delle conseguenze prodotte.

La Legge 8 marzo 2017, n. 24, conosciuta come Legge Gelli-Bianco, costituisce il principale riferimento normativo in materia di sicurezza delle cure e responsabilità professionale sanitaria.

Ai fini dell’accertamento della colpa medica assumono particolare rilevanza tre elementi:

1. La condotta sanitaria non conforme alle regole professionali

Occorre verificare se il professionista abbia agito con negligenza, imprudenza o imperizia, tenendo conto delle linee guida applicabili, delle buone pratiche clinico-assistenziali e delle specifiche condizioni del paziente.

2. L’esistenza di un danno alla salute

Il trattamento non corretto deve avere determinato un pregiudizio effettivo, come un aggravamento della patologia, una lesione permanente, un prolungamento della malattia oppure ulteriori conseguenze patrimoniali e non patrimoniali.

3. Il nesso causale tra errore terapeutico e danno

È necessario dimostrare, secondo le regole probatorie applicabili, che il danno sia causalmente riconducibile alla condotta contestata.

In ambito civile, l’accertamento del nesso causale si fonda sul criterio del “più probabile che non”, ferma restando la diversa distribuzione degli oneri probatori a seconda della natura della responsabilità fatta valere.

La valutazione di questi elementi richiede generalmente un esame approfondito della documentazione sanitaria, accompagnato da una consulenza medico-legale specialistica.

Responsabilità della struttura sanitaria e del medico

L’articolo 7 della Legge n. 24/2017 distingue la responsabilità della struttura sanitaria da quella del singolo professionista.

La struttura sanitaria pubblica o privata risponde, secondo le regole della responsabilità contrattuale previste dagli articoli 1218 e 1228 del Codice civile, anche delle condotte colpose dei professionisti dei quali si avvale nell’esecuzione delle prestazioni sanitarie.

Il medico che opera all’interno della struttura risponde, di regola, ai sensi dell’articolo 2043 del Codice civile, salvo che abbia assunto direttamente un’obbligazione contrattuale nei confronti del paziente.

Tale distinzione assume particolare importanza per quanto riguarda i termini di prescrizione e il regime probatorio.

In linea generale, l’azione di responsabilità contrattuale è soggetta al termine ordinario di prescrizione di dieci anni, mentre quella extracontrattuale si prescrive in cinque anni, salve le particolarità del caso concreto.

Per individuare correttamente i soggetti responsabili e formulare una richiesta risarcitoria è quindi opportuno rivolgersi a un avvocato esperto in responsabilità medica.

Errore medico o complicanza terapeutica: quale differenza?

Uno degli aspetti più delicati nella valutazione degli errori terapeutici consiste nel distinguere una complicanza clinica da un evento dannoso riconducibile a una condotta sanitaria colposa.

Una reazione avversa a un farmaco, ad esempio, non costituisce necessariamente un errore medico.

Diversamente, possono emergere profili di responsabilità quando il professionista prescriva un medicinale nonostante controindicazioni rilevanti, ometta gli accertamenti necessari oppure non intervenga tempestivamente davanti a sintomi che richiedono una modifica del trattamento.

La distinzione deve essere effettuata attraverso un’analisi concreta della vicenda clinica, verificando se il danno fosse prevedibile, prevenibile o comunque evitabile mediante una condotta professionale diligente e appropriata.

L’insorgenza di una complicanza non esclude di per sé la responsabilità sanitaria, così come l’esito sfavorevole di una terapia non dimostra automaticamente la presenza di colpa medica.

Errore medico: cosa fare per tutelare i propri diritti?

Quando si sospetta di aver subito un danno derivante da un trattamento terapeutico non corretto, è importante agire con metodo, evitando iniziative prive di un adeguato supporto documentale.

Le principali attività da intraprendere sono:

  1. Richiedere la documentazione sanitaria completa, comprese cartelle cliniche, referti, prescrizioni, piani terapeutici, schede di somministrazione farmacologica e documentazione relativa ai successivi trattamenti.
  2. Ricostruire cronologicamente gli eventi, individuando le terapie prescritte, i sintomi manifestati, le eventuali complicanze e gli interventi successivi.
  3. Sottoporre il caso a una valutazione medico-legale, per verificare l’esistenza di possibili profili di malpractice medica e del nesso causale.
  4. Rivolgersi a un avvocato specializzato in diritto sanitario, per individuare le responsabilità e valutare la concreta sostenibilità di un’azione risarcitoria.
  5. Valutare gli strumenti di risoluzione della controversia, compresi il procedimento di consulenza tecnica preventiva e le altre procedure previste dalla normativa.

La tempestiva acquisizione della documentazione e un’accurata analisi preliminare possono risultare determinanti per la tutela del paziente.

Quali danni possono essere risarciti?

Quando viene accertata una responsabilità professionale sanitaria, il paziente può ottenere il risarcimento dei pregiudizi causalmente riconducibili all’errore terapeutico.

A seconda delle circostanze, possono assumere rilievo:

  • Danno biologico temporaneo e permanente, conseguente alla lesione dell’integrità psicofisica.
  • Sofferenza morale, nei limiti e secondo i criteri elaborati dalla giurisprudenza in materia di danno non patrimoniale.
  • Spese mediche e assistenziali, sostenute o ragionevolmente necessarie per le conseguenze dell’errore.
  • Perdita di reddito e riduzione della capacità lavorativa specifica, quando adeguatamente dimostrate.
  • Ulteriori conseguenze pregiudizievoli, purché giuridicamente risarcibili e provate.

Nei casi di decesso conseguente a un errore terapeutico, possono inoltre configurarsi pretese risarcitorie in favore dei familiari, sia per i danni subiti personalmente sia, ricorrendone i presupposti, per quelli acquisiti per successione.

La quantificazione del risarcimento richiede una valutazione individualizzata, fondata sulle conseguenze concretamente accertate.

Come ottenere il risarcimento per un errore terapeutico?

L’accertamento della responsabilità medica può essere affrontato attraverso una fase stragiudiziale oppure mediante gli strumenti previsti dalla legislazione processuale.

L’articolo 8 della Legge n. 24/2017 disciplina il preventivo esperimento, nei giudizi risarcitori soggetti alla norma, del procedimento di consulenza tecnica preventiva ai sensi dell’articolo 696-bis del Codice di procedura civile, oppure, in alternativa, della procedura di mediazione.

La consulenza tecnica preventiva consente di richiedere una valutazione specialistica finalizzata all’accertamento delle condotte sanitarie, del rapporto causale e delle conseguenze dannose, favorendo anche una possibile conciliazione tra le parti.

Se non viene raggiunto un accordo, il paziente può proseguire la tutela dei propri diritti attraverso il giudizio, nel rispetto delle condizioni e dei termini previsti dalla legge.

Un’adeguata consulenza legale medica, supportata da professionisti medico-legali e specialisti della disciplina interessata, permette di individuare fin dall’inizio eventuali criticità e valutare la fondatezza della richiesta.

La tutela legale dei pazienti e dei professionisti sanitari

Le controversie relative agli errori terapeutici richiedono competenze specifiche, poiché coinvolgono contemporaneamente questioni mediche, scientifiche e giuridiche.

L’assistenza di un avvocato in diritto sanitario può essere determinante sia per il paziente che intenda ottenere il risarcimento di un danno, sia per il medico chiamato a rispondere del proprio operato.

La difesa dei professionisti sanitari richiede infatti un’analisi altrettanto rigorosa, finalizzata a distinguere le condotte effettivamente colpose dalle complicanze inevitabili, dagli eventi imprevedibili e dalle conseguenze non causalmente imputabili al sanitario.

Un avvocato per medici può inoltre assistere il professionista nella gestione delle richieste risarcitorie, nei rapporti con le compagnie assicurative e nei procedimenti civili, penali o disciplinari.

Perché rivolgersi a uno studio legale esperto in responsabilità sanitaria?

Affrontare un caso di malpractice medica senza un’adeguata valutazione tecnica può comportare il rischio di intraprendere un’azione priva dei necessari presupposti oppure, al contrario, di non riconoscere un danno effettivamente risarcibile.

Lo Studio Legale dell’Avv. Nicola Di Ninno, che si occupa di diritto sanitario e responsabilità professionale medica, offre assistenza giuridica nelle controversie relative a presunti errori diagnostici, terapeutici e chirurgici, attraverso l’analisi della documentazione clinica e la collaborazione con consulenti medico-legali e specialisti.

L’obiettivo è individuare le eventuali responsabilità, verificare la sussistenza del nesso causale e definire la strategia di tutela più appropriata, tanto nella fase stragiudiziale quanto in quella giudiziale.

Hai subito un presunto errore terapeutico oppure sei un professionista sanitario coinvolto in una contestazione per colpa medica?

Rivolgiti allo Studio Legale Avv. Nicola Di Ninno per una valutazione giuridica preliminare della vicenda e per individuare gli strumenti di tutela applicabili al tuo caso.

Studio Legale Avv. Nicola Di Ninno – Diritto sanitario e responsabilità medica

www.avvocatodininno.it

Le informazioni contenute in questo articolo hanno carattere generale e divulgativo e non sostituiscono una valutazione legale e medico-legale del singolo caso.

Condividi articolo su

Lascia un commento