Il diritto sanitario è il settore dell’ordinamento che disciplina l’organizzazione e l’erogazione delle prestazioni sanitarie, i rapporti tra pazienti, medici, strutture pubbliche e private, nonché le conseguenze giuridiche derivanti da eventuali errori commessi durante il percorso di cura.
Non riguarda, quindi, soltanto la responsabilità medica e le richieste di risarcimento avanzate dai pazienti. Il diritto sanitario comprende anche la tutela dei professionisti sanitari, la gestione del rischio clinico, il consenso informato, la protezione dei dati sanitari, l’organizzazione delle strutture, i rapporti con il Servizio sanitario nazionale e i procedimenti disciplinari.
Si tratta di una materia complessa, perché richiede competenze giuridiche e, contemporaneamente, la capacità di comprendere documentazione clinica, linee guida, buone pratiche assistenziali e valutazioni medico-legali.
Che cosa comprende il diritto sanitario
Il diritto sanitario comprende numerosi ambiti, tra i quali:
- la responsabilità civile e penale del medico;
- la responsabilità delle strutture sanitarie e sociosanitarie;
- il risarcimento dei danni provocati da un errore medico;
- il consenso informato e il diritto all’autodeterminazione del paziente;
- la tutela della riservatezza e dei dati sanitari;
- i rapporti contrattuali tra medici, cliniche e pazienti;
- la sicurezza delle cure e la gestione del rischio clinico;
- i procedimenti disciplinari a carico dei professionisti sanitari;
- la responsabilità amministrativa e contabile degli operatori del Servizio sanitario;
- l’accreditamento e l’autorizzazione delle strutture sanitarie;
- i rapporti di lavoro del personale medico e sanitario;
- il recupero dei crediti professionali;
- l’assistenza legale alle RSA, alle cliniche private e agli ambulatori.
Il punto centrale della materia è la tutela della salute, riconosciuta dall’articolo 32 della Costituzione come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività.
La Legge 8 marzo 2017, n. 24, nota come Legge Gelli-Bianco, ha inoltre qualificato la sicurezza delle cure come parte costitutiva del diritto alla salute e ha ridefinito la disciplina della responsabilità professionale sanitaria.
Che cos’è la responsabilità medica
La responsabilità medica sorge quando una condotta sanitaria colposa provoca un danno al paziente.
La semplice insoddisfazione per il risultato di una cura non è sufficiente per ottenere un risarcimento. Per configurare una responsabilità occorre normalmente accertare:
- una condotta errata o omissiva;
- un danno effettivamente subito dal paziente;
- un collegamento causale tra la condotta sanitaria e il danno;
- la colpa del professionista o un inadempimento imputabile alla struttura.
L’attività sanitaria, infatti, non comporta di regola l’obbligo di garantire la guarigione. Il medico deve però operare con la diligenza, la prudenza e la competenza richieste dalla natura della prestazione, rispettando le regole scientifiche applicabili al caso concreto.
La responsabilità può derivare non soltanto da un atto tecnicamente sbagliato, ma anche da un ritardo diagnostico, da controlli insufficienti, da un’omessa informazione o da carenze organizzative della struttura.
Errore medico, colpa medica e malpractice medica
Le espressioni errore medico, colpa medica e malpractice medica vengono spesso utilizzate come sinonimi, ma non indicano esattamente lo stesso concetto.
L’errore medico è una condotta o una valutazione sanitaria non corretta. Può riguardare la diagnosi, la terapia, l’intervento chirurgico, l’assistenza postoperatoria o la prescrizione di farmaci.
Non ogni errore determina automaticamente una responsabilità giuridica. L’errore deve essere valutato considerando le condizioni del paziente, le conoscenze scientifiche disponibili, la complessità del caso e le circostanze nelle quali il sanitario ha operato.
La colpa medica ricorre quando il professionista agisce con:
- negligenza, quando omette le attenzioni necessarie;
- imprudenza, quando assume rischi non giustificati;
- imperizia, quando non possiede o non applica adeguatamente le competenze tecniche richieste;
- inosservanza di leggi, regolamenti, ordini o discipline.
Con l’espressione malpractice medica si indica, in termini generali, una prestazione sanitaria eseguita in modo inadeguato e produttiva di un danno.
Quali sono i casi più frequenti di errore medico
La responsabilità professionale sanitaria può emergere in situazioni molto diverse. Tra i casi più frequenti rientrano:
Errore diagnostico
Si verifica quando una patologia non viene individuata, viene diagnosticata tardivamente oppure viene confusa con una diversa condizione clinica.
Il ritardo diagnostico può essere risarcibile quando determina la perdita di concrete possibilità di guarigione, il peggioramento della malattia o la necessità di cure più invasive.
Errore chirurgico
Può consistere nell’esecuzione tecnicamente scorretta dell’intervento, nella lesione di organi o strutture anatomiche, nella scelta inadeguata della tecnica chirurgica oppure nella mancata gestione delle complicanze.
Errore terapeutico
Rientrano in questa categoria la prescrizione di un farmaco non appropriato, l’errato dosaggio, la mancata considerazione di allergie o interazioni farmacologiche e l’omesso monitoraggio degli effetti della terapia.
Infezioni correlate all’assistenza
La presenza di un’infezione ospedaliera non comporta automaticamente la responsabilità della struttura. Occorre verificare se siano stati adottati protocolli adeguati di prevenzione, sterilizzazione, sorveglianza e trattamento.
Errori durante il parto
La responsabilità può riguardare il monitoraggio della gravidanza, la gestione del travaglio, il ritardo nell’esecuzione del parto cesareo o l’inadeguata assistenza prestata alla madre e al neonato.
Omessa o insufficiente informazione
Il medico deve fornire al paziente informazioni comprensibili sulla diagnosi, sulle finalità e sui rischi del trattamento, sulle possibili alternative e sulle conseguenze dell’eventuale rifiuto.
La sottoscrizione di un modulo prestampato non dimostra, da sola, che il paziente abbia ricevuto un’informazione effettiva, personalizzata e comprensibile.
Carenze organizzative della struttura
Un danno può dipendere anche dalla mancanza di personale, da ritardi nella presa in carico, dal malfunzionamento delle apparecchiature, dall’inadeguata comunicazione tra reparti o dall’assenza di protocolli assistenziali efficaci.
Responsabilità del medico e responsabilità della struttura sanitaria
La Legge Gelli-Bianco distingue la posizione della struttura da quella del singolo professionista.
La struttura sanitaria o sociosanitaria, pubblica o privata, risponde generalmente secondo le regole della responsabilità contrattuale per le condotte dolose o colpose degli esercenti la professione sanitaria dei quali si avvale.
Il sanitario che opera all’interno della struttura risponde invece, di regola, secondo le regole della responsabilità extracontrattuale, salvo che abbia assunto direttamente un’obbligazione contrattuale nei confronti del paziente.
Questa distinzione incide su aspetti essenziali, tra cui:
- la ripartizione dell’onere della prova;
- i termini di prescrizione;
- la strategia processuale;
- l’individuazione dei soggetti contro i quali proporre la domanda.
È quindi scorretto affermare che il paziente possa agire esclusivamente contro l’ospedale o la clinica. L’articolo 7 della Legge n. 24 del 2017 contempla espressamente sia la responsabilità della struttura sia quella dell’esercente la professione sanitaria.
La scelta di agire contro la struttura, contro il medico o contro entrambi deve essere effettuata dopo l’esame del rapporto giuridico, della documentazione clinica, delle coperture assicurative e delle concrete responsabilità emerse.
Errore medico: cosa fare
Chi ritiene di aver subito un danno sanitario non dovrebbe inviare contestazioni generiche o accusare immediatamente il medico senza una preventiva valutazione tecnica.
Una richiesta formulata male può compromettere la ricostruzione dei fatti e rendere più difficile la successiva tutela.
In caso di sospetto errore medico, cosa fare concretamente?
1. Richiedere la documentazione sanitaria
Occorre acquisire, a seconda del caso:
- cartella clinica completa;
- diario medico e infermieristico;
- referti diagnostici;
- immagini radiologiche;
- verbale operatorio;
- scheda anestesiologica;
- consenso informato;
- lettere di dimissione;
- prescrizioni farmacologiche;
- documentazione relativa ai controlli successivi;
- certificati e ricevute delle spese sostenute.
La sola lettera di dimissione è quasi sempre insufficiente per valutare una responsabilità sanitaria.
2. Evitare modifiche o integrazioni improprie dei documenti
I documenti originali devono essere conservati integralmente. Anche fotografie, messaggi, comunicazioni con la struttura e indicazioni cronologiche possono essere utili.
3. Ricostruire la successione degli eventi
È opportuno predisporre una cronologia precisa, indicando:
- data di comparsa dei sintomi;
- accessi alle strutture sanitarie;
- diagnosi formulate;
- trattamenti eseguiti;
- peggioramenti;
- ulteriori interventi;
- conseguenze permanenti o temporanee.
4. Sottoporre il caso a una valutazione medico-legale
Il parere di un medico legale, eventualmente affiancato da uno specialista della branca interessata, è indispensabile per verificare se esista un effettivo profilo di responsabilità.
Avviare una causa senza un’analisi medico-legale seria è una scelta debole e rischiosa.
5. Rivolgersi a un avvocato esperto
Un avvocato per responsabilità medica deve valutare non soltanto se vi sia stato un errore, ma anche se sia possibile provarne il collegamento con il danno lamentato.
L’avvocato dovrà inoltre individuare i soggetti responsabili, verificare i termini di prescrizione e scegliere lo strumento più efficace per ottenere il risarcimento.
Come si dimostra il danno da errore medico
Per ottenere il risarcimento non basta dimostrare che il comportamento sanitario sia stato astrattamente scorretto.
È necessario provare che, senza quella condotta, il danno non si sarebbe verificato oppure si sarebbe verificato con conseguenze meno gravi.
Questo accertamento prende il nome di nesso causale.
La valutazione deve essere effettuata secondo criteri medico-legali, sulla base della documentazione disponibile e delle più attendibili conoscenze scientifiche.
In alcuni casi il danno non coincide con il peggioramento diretto della patologia, ma con la perdita di una concreta possibilità di conseguire un risultato migliore. Si parla, in tali ipotesi, di perdita di chance, che deve comunque essere effettiva, seria e dimostrabile.
Quali danni possono essere risarciti
Quando viene accertata una responsabilità professionale sanitaria, il paziente può chiedere il risarcimento dei danni conseguenti alla condotta.
Tra le principali voci rientrano:
Danno biologico
È la lesione temporanea o permanente dell’integrità psicofisica della persona, accertabile secondo criteri medico-legali.
Danno morale
Riguarda la sofferenza interiore, il dolore e il turbamento provocati dall’evento lesivo.
Danno dinamico-relazionale
Consiste nel peggioramento concreto delle attività quotidiane, familiari, sociali e personali del danneggiato.
Danno patrimoniale
Comprende, ad esempio:
- spese mediche sostenute;
- costi per terapie e assistenza;
- perdita o riduzione del reddito;
- necessità di cure future;
- costi per ausili o adattamenti dell’abitazione;
- spese di viaggio e assistenza.
Danno da perdita del rapporto parentale
In caso di morte del paziente, i familiari possono chiedere il risarcimento per la perdita del rapporto affettivo, oltre agli eventuali danni patrimoniali subiti.
La quantificazione non può essere effettuata applicando automaticamente una percentuale di invalidità. Devono essere considerate l’età, le conseguenze personali, la durata dell’inabilità, la capacità lavorativa e le specifiche ripercussioni sulla vita del danneggiato.
Il procedimento per ottenere il risarcimento
Le controversie in materia di responsabilità sanitaria sono soggette a una specifica condizione di procedibilità.
Prima di iniziare la causa ordinaria, chi intende chiedere il risarcimento deve normalmente promuovere:
- un procedimento di consulenza tecnica preventiva ai fini della composizione della lite, ai sensi dell’articolo 696-bis del Codice di procedura civile; oppure
- un procedimento di mediazione.
La consulenza tecnica preventiva consente a un medico legale e agli eventuali specialisti nominati dal tribunale di esaminare il caso prima dell’instaurazione del giudizio ordinario.
Questo procedimento può favorire un accordo e, quando la conciliazione non riesce, può comunque fornire una base tecnica rilevante per la successiva causa.
Quanto tempo si ha per agire
I termini di prescrizione variano in base al soggetto nei cui confronti viene proposta la domanda e alla natura della responsabilità.
In linea generale:
- l’azione nei confronti della struttura sanitaria è normalmente soggetta al termine decennale della responsabilità contrattuale;
- l’azione nei confronti del singolo professionista sanitario, quando fondata sulla responsabilità extracontrattuale prevista dalla Legge Gelli-Bianco, è normalmente soggetta al termine quinquennale.
La decorrenza del termine non coincide necessariamente con il giorno dell’intervento o del ricovero. Può assumere rilievo il momento nel quale il danno è diventato oggettivamente percepibile e riconducibile alla condotta sanitaria.
Non è prudente, tuttavia, attendere. La prescrizione è una questione tecnica e deve essere verificata sul caso concreto.
L’importanza delle linee guida
La Legge Gelli-Bianco attribuisce rilievo alle raccomandazioni contenute nelle linee guida pubblicate nel Sistema nazionale per le linee guida e, in mancanza, alle buone pratiche clinico-assistenziali. Il Ministero della Salute indica il Sistema nazionale linee guida come lo strumento attraverso il quale vengono valutate e pubblicate le raccomandazioni rilevanti ai sensi della Legge n. 24 del 2017.
Le linee guida non costituiscono però regole da applicare meccanicamente.
Il sanitario deve sempre considerare:
- le condizioni specifiche del paziente;
- le caratteristiche della patologia;
- le eventuali comorbilità;
- le risorse concretamente disponibili;
- la necessità di discostarsi motivatamente dalla raccomandazione.
Il rispetto formale di una linea guida non esclude automaticamente la responsabilità, così come il suo mancato rispetto non dimostra da solo la colpa.
La tutela legale dei medici e degli operatori sanitari
Il diritto sanitario non tutela soltanto i pazienti.
Medici, infermieri e altri professionisti possono essere coinvolti in:
- richieste di risarcimento;
- procedimenti penali;
- procedimenti disciplinari;
- azioni di rivalsa;
- controversie con la struttura;
- contestazioni relative alla copertura assicurativa;
- recuperi crediti;
- procedimenti davanti alla Corte dei conti;
- controversie sul rapporto di lavoro.
Un avvocato per medici deve intervenire sin dalle prime contestazioni, evitando dichiarazioni affrettate e verificando immediatamente la documentazione clinica, i protocolli applicabili e la polizza assicurativa.
Il professionista sanitario non dovrebbe limitarsi a inoltrare la richiesta di risarcimento alla compagnia. Deve controllare i termini della denuncia, le franchigie, le esclusioni, la retroattività e l’eventuale ultrattività della copertura.
La consulenza legale per strutture sanitarie e RSA
Cliniche, poliambulatori, laboratori e RSA sono esposti a rischi che non riguardano soltanto l’errore del singolo sanitario.
La responsabilità della struttura può derivare da:
- carenze organizzative;
- insufficiente dotazione di personale;
- mancata vigilanza sugli ospiti;
- cadute e lesioni;
- errori nella somministrazione dei farmaci;
- infezioni;
- inadeguata gestione delle emergenze;
- mancata acquisizione del consenso;
- violazioni della riservatezza;
- assenza o incompletezza dei protocolli;
- errori nella conservazione della documentazione sanitaria.
Una consulenza legale medica preventiva permette di individuare le vulnerabilità organizzative prima che si trasformino in contenzioso.
L’assistenza può comprendere la predisposizione di protocolli, informative e moduli di consenso, la revisione dei contratti con i professionisti, la gestione dei reclami, la formazione del personale e il coordinamento con il risk manager e la compagnia assicurativa.
Quando rivolgersi a un avvocato di diritto sanitario
È opportuno rivolgersi a un avvocato di diritto sanitario quando:
- una diagnosi è stata formulata con grave ritardo;
- un intervento ha prodotto conseguenze anomale;
- non sono state fornite informazioni adeguate sui rischi;
- una terapia ha causato danni evitabili;
- la struttura non consegna la cartella clinica;
- il paziente ha contratto un’infezione durante il ricovero;
- si sospettano errori durante la gravidanza o il parto;
- il medico ha ricevuto una richiesta di risarcimento;
- una compagnia assicurativa ha negato la copertura;
- una struttura sanitaria deve gestire un evento avverso;
- un professionista è coinvolto in un procedimento disciplinare o penale.
Un avvocato per malpractice medica deve essere affiancato da consulenti medico-legali realmente competenti nella specifica branca coinvolta.
La qualità dell’assistenza dipende infatti dalla capacità di integrare l’analisi giuridica con quella scientifica.
Come scegliere un avvocato per responsabilità medica
La responsabilità sanitaria non può essere affrontata come una comune controversia risarcitoria.
Prima di affidare il caso è opportuno verificare che il professionista:
- si occupi concretamente di responsabilità professionale sanitaria;
- collabori con medici legali e specialisti;
- esamini integralmente la documentazione;
- valuti anche i punti deboli della domanda;
- chiarisca costi, tempi e rischi;
- non prometta risultati prima della perizia;
- sappia distinguere una complicanza inevitabile da un danno colposo;
- conosca il procedimento previsto dalla Legge Gelli-Bianco.
Diffidare di chi garantisce il risarcimento senza aver letto la cartella clinica è una regola elementare. Nessuna pratica seria può essere valutata soltanto attraverso il racconto del paziente o la diagnosi finale.
Domande frequenti
Una complicanza equivale sempre a un errore medico?
No. Una complicanza può verificarsi anche quando il trattamento è stato eseguito correttamente. Occorre verificare se fosse prevedibile, prevenibile e adeguatamente gestita.
Posso chiedere il risarcimento direttamente al medico?
Sì. La legge non esclude l’azione diretta contro il professionista, ma ne disciplina diversamente il titolo di responsabilità rispetto a quello della struttura.
È sufficiente la cartella clinica?
La cartella clinica è il documento principale, ma può essere necessario acquisire immagini diagnostiche, referti, protocolli, documentazione ambulatoriale e successive certificazioni.
Quanto vale un caso di malasanità?
Non esiste un importo standard. Il valore dipende dal danno effettivamente dimostrato, dall’età del paziente, dalle conseguenze permanenti e temporanee, dalle perdite economiche e dalle ripercussioni personali.
È sempre necessario iniziare una causa?
No. Dopo l’accertamento tecnico è possibile raggiungere un accordo con la struttura o con la compagnia assicurativa. La trattativa, tuttavia, deve essere sostenuta da una valutazione medico-legale documentata.
Il consenso informato esonera il medico dalla responsabilità?
No. Il consenso informato rende legittimo il trattamento, ma non autorizza il medico a eseguirlo in modo negligente o tecnicamente scorretto.
Conclusioni
Il diritto sanitario disciplina un sistema articolato nel quale devono essere bilanciati il diritto del paziente a ricevere cure sicure e il diritto del professionista a non essere ritenuto responsabile per eventi inevitabili o non imputabili alla sua condotta.
In presenza di un possibile errore medico, la prima domanda non deve essere quanto sia possibile ottenere, ma se esistano prove tecniche sufficienti per dimostrare la condotta, il danno e il nesso causale.
Allo stesso modo, medici e strutture non devono attendere l’inizio della causa per organizzare la propria difesa. La corretta gestione della documentazione, del consenso informato, dei protocolli clinici e delle coperture assicurative è parte integrante della prevenzione del rischio.
Lo Studio Legale offre assistenza in materia di responsabilità medica, errore medico, malpractice medica e responsabilità professionale sanitaria, tutelando pazienti, medici, operatori, cliniche e strutture sociosanitarie.
Ogni pratica viene sottoposta a una preventiva analisi giuridica e medico-legale, necessaria per individuare le responsabilità effettive e scegliere la strategia più adeguata.
