Errore nella somministrazione farmaci: cosa rischia l’infermiere

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La somministrazione errata di un farmaco rappresenta una delle ipotesi più frequenti di responsabilità professionale sanitaria all’interno di strutture ospedaliere, RSA, cliniche private e presidi territoriali. Dosaggi errati, scambio di farmaci, omissioni terapeutiche o somministrazioni a pazienti diversi possono determinare conseguenze anche gravissime, sia sul piano clinico che sotto il profilo giuridico.

In tali casi, l’infermiere può essere chiamato a rispondere civilmente, penalmente, disciplinarmente ed erarialmente, nell’ambito della più ampia materia della responsabilità medica e della malpractice medica.

Quando si configura l’errore nella somministrazione dei farmaci

L’errore terapeutico si verifica ogniqualvolta la procedura di somministrazione non venga eseguita secondo le linee guida, i protocolli clinici e le regole di diligenza professionale richieste dalla normativa sanitaria.

Tra gli errori medici più frequenti si segnalano:

  • somministrazione del farmaco sbagliato;
  • errato dosaggio;
  • somministrazione al paziente errato;
  • mancato controllo delle allergie;
  • errore nella via di somministrazione;
  • omissione della terapia prescritta;
  • mancata verifica della prescrizione medica;
  • inosservanza dei protocolli di sicurezza.

L’attività infermieristica, infatti, non costituisce mera esecuzione materiale della prescrizione del medico, ma implica un’autonoma responsabilità professionale sanitaria fondata su obblighi di controllo, verifica e prudenza.

La responsabilità civile dell’infermiere

Sul piano civilistico, l’errore nella somministrazione dei farmaci può integrare una fattispecie di colpa medica suscettibile di generare obblighi risarcitori nei confronti del paziente danneggiato.

La disciplina è oggi regolata dalla Legge n. 24/2017 (cd. Legge Gelli-Bianco), che distingue la responsabilità della struttura sanitaria da quella del singolo esercente la professione sanitaria.

La struttura sanitaria risponde generalmente ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c., mentre il sanitario può rispondere ex art. 2043 c.c., salvo che abbia assunto un’obbligazione contrattuale diretta con il paziente.

Il paziente che subisce un danno da errore medico può agire per ottenere il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali, comprese:

  • invalidità temporanea e permanente;
  • danno biologico;
  • danno morale;
  • danno da perdita di chance;
  • spese mediche future;
  • danno da perdita del rapporto parentale nei casi più gravi.

Responsabilità penale: lesioni colpose e omicidio colposo

L’errore nella terapia farmacologica può assumere rilievo penale qualora provochi lesioni personali o il decesso del paziente.

Le contestazioni più frequenti riguardano:

  • lesioni personali colpose ex art. 590 c.p.;
  • omicidio colposo ex art. 589 c.p.

In ambito sanitario trova applicazione l’art. 590-sexies c.p., introdotto dalla Legge Gelli-Bianco, secondo cui il sanitario può andare esente da responsabilità penale in presenza di imperizia, ove abbia rispettato le linee guida e le buone pratiche clinico-assistenziali adeguate al caso concreto.

Tuttavia, la giurisprudenza della Corte di Cassazione precisa costantemente che tale esimente non opera nei casi di negligenza o imprudenza grave, né in presenza di errori macroscopici o violazioni elementari delle procedure di sicurezza.

Il procedimento disciplinare nei confronti dell’infermiere

Oltre ai profili civili e penali, l’infermiere può subire conseguenze disciplinari da parte:

  • della struttura sanitaria;
  • dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI).

Le sanzioni possono variare dal richiamo scritto fino alla sospensione o, nei casi più gravi, alla radiazione dall’albo professionale.

Particolarmente rilevanti risultano:

  • la corretta compilazione della documentazione clinica;
  • la tracciabilità della terapia;
  • il rispetto dei protocolli interni;
  • la tempestiva segnalazione dell’evento avverso.

La cartella clinica e la documentazione infermieristica assumono infatti valore centrale nei giudizi di responsabilità medica.

Errore medico: cosa fare in caso di danno da farmaci

Quando un paziente ritiene di aver subito un danno da errata somministrazione terapeutica, è fondamentale agire tempestivamente.

In particolare, occorre:

  • acquisire la documentazione sanitaria completa;
  • richiedere copia della cartella clinica;
  • verificare i protocolli terapeutici adottati;
  • svolgere una consulenza medico-legale specialistica;
  • valutare il nesso causale tra errore e danno subito.

Un avvocato responsabilità medica può assistere sia il paziente danneggiato sia il professionista sanitario coinvolto, predisponendo la strategia difensiva più adeguata.

La posizione dell’infermiere tra autonomia professionale e responsabilità

La figura dell’infermiere ha assunto negli anni un ruolo sempre più autonomo e specialistico. Tale evoluzione professionale comporta inevitabilmente un ampliamento delle responsabilità giuridiche connesse all’attività assistenziale.

La giurisprudenza riconosce oggi all’infermiere specifici obblighi di:

  • vigilanza;
  • controllo;
  • segnalazione dell’anomalia terapeutica;
  • verifica della compatibilità della prescrizione.

Pertanto, anche in presenza di prescrizione medica, il professionista sanitario non può limitarsi ad una esecuzione passiva laddove emergano errori evidenti o rischi per il paziente.

Assistenza legale in materia di responsabilità sanitaria

I procedimenti per malpractice medica richiedono competenze altamente specialistiche, sia sotto il profilo giuridico che medico-legale.

Uno studio legale operante nel settore del diritto sanitario può offrire:

  • assistenza giudiziale e stragiudiziale;
  • difesa di medici e infermieri;
  • tutela del paziente danneggiato;
  • consulenza in tema di responsabilità professionale sanitaria;
  • gestione dei procedimenti disciplinari;
  • supporto nelle controversie con strutture sanitarie e compagnie assicurative.

Affidarsi ad un avvocato diritto sanitario consente di affrontare correttamente ogni fase del procedimento, dalla consulenza tecnica preventiva fino all’eventuale giudizio civile o penale.

Per una consulenza legale medica o per valutare un caso di errore medico, è opportuno rivolgersi ad un professionista esperto in responsabilità medica e contenzioso sanitario.

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