L’errore di diagnosi rappresenta una delle ipotesi più frequenti di responsabilità medica e può integrare una vera e propria forma di malpractice medica quando il sanitario, per negligenza, imprudenza, imperizia o violazione delle linee guida, non individua correttamente la patologia del paziente oppure la individua con ritardo, compromettendo le possibilità di cura, guarigione o sopravvivenza.
Non ogni diagnosi errata, tuttavia, comporta automaticamente una colpa medica. In ambito sanitario, infatti, occorre verificare se il medico abbia agito secondo le regole dell’arte, le buone pratiche clinico-assistenziali, le linee guida applicabili al caso concreto e il grado di diligenza richiesto dalla specifica situazione clinica.
Quando l’errore di diagnosi diventa responsabilità medica
Si può parlare di responsabilità professionale sanitaria quando l’errore diagnostico sia conseguenza di una condotta censurabile del medico o della struttura sanitaria. Ciò accade, ad esempio, quando il sanitario:
- omette di prescrivere esami diagnostici necessari;
- sottovaluta sintomi significativi riferiti dal paziente;
- interpreta in modo errato referti, analisi o immagini radiologiche;
- non approfondisce un quadro clinico sospetto;
- dimette il paziente senza adeguati accertamenti;
- non dispone un tempestivo ricovero o una consulenza specialistica;
- ritarda la diagnosi di patologie gravi, come tumori, ictus, infarti, infezioni o patologie neurologiche.
In tali ipotesi, l’errore medico può avere conseguenze rilevanti: aggravamento della malattia, necessità di trattamenti più invasivi, perdita di chance terapeutiche, invalidità permanente o, nei casi più gravi, decesso del paziente.
Errore diagnostico, diagnosi tardiva e perdita di chance
Uno degli aspetti più delicati riguarda la cosiddetta diagnosi tardiva. In questi casi il problema non è soltanto stabilire se la patologia fosse già presente, ma verificare se una diagnosi tempestiva avrebbe consentito al paziente di ottenere un risultato migliore.
Il danno risarcibile può consistere non solo nella perdita della guarigione certa, ma anche nella perdita di una concreta possibilità di cura, di sopravvivenza o di miglioramento della qualità della vita. Si parla, in questo caso, di perdita di chance, cioè della perdita di una seria e apprezzabile possibilità favorevole che il paziente avrebbe avuto se la diagnosi fosse stata corretta e tempestiva.
È frequente, ad esempio, il caso del ritardo nella diagnosi di una patologia oncologica: anche quando non sia possibile affermare con certezza che una diagnosi anticipata avrebbe evitato l’evento dannoso, può comunque essere risarcibile la perdita della possibilità di accedere prima a interventi chirurgici, terapie farmacologiche, trattamenti meno invasivi o protocolli terapeutici più efficaci.
La responsabilità della struttura sanitaria
La Legge n. 24/2017, nota come Legge Gelli-Bianco, ha disciplinato in modo organico la materia della responsabilità professionale sanitaria.
La struttura sanitaria, pubblica o privata, risponde generalmente a titolo contrattuale ai sensi degli artt. 1218 e 1228 c.c. per le condotte dolose o colpose dei sanitari di cui si avvale. Ciò significa che l’ospedale, la clinica, il pronto soccorso o la casa di cura possono essere chiamati a rispondere dei danni subiti dal paziente a causa di un errore diagnostico commesso nell’ambito della prestazione sanitaria.
Il medico, invece, salvo il caso in cui abbia assunto un’obbligazione contrattuale diretta con il paziente, risponde ordinariamente ai sensi dell’art. 2043 c.c., cioè per fatto illecito.
Questa distinzione è importante perché incide sui termini di prescrizione, sull’onere della prova e sulla strategia processuale da adottare.
Cosa deve provare il paziente
Chi intende agire per il risarcimento dei danni da errore medico deve dimostrare alcuni elementi essenziali:
- l’esistenza del rapporto sanitario;
- la condotta errata, omissiva o negligente del medico o della struttura;
- il danno subito;
- il nesso causale tra errore diagnostico e danno.
In materia civile, il nesso causale viene valutato secondo il criterio del “più probabile che non”: occorre cioè dimostrare che, secondo un giudizio probabilistico, la condotta corretta del sanitario avrebbe evitato il danno oppure avrebbe consentito al paziente un risultato clinico migliore.
Per questo motivo, nelle controversie di responsabilità medica, è fondamentale acquisire tutta la documentazione clinica e sottoporla a una valutazione medico-legale specialistica.
Errore medico: cosa fare
In caso di sospetto errore diagnostico, è opportuno agire con metodo e tempestività. Il paziente o i familiari dovrebbero:
- richiedere copia integrale della cartella clinica;
- acquisire referti, esami, immagini diagnostiche e lettere di dimissione;
- conservare prescrizioni, certificati, ricevute e documentazione delle spese sostenute;
- ricostruire cronologicamente i sintomi, gli accessi in pronto soccorso, le visite e le terapie;
- rivolgersi a un avvocato responsabilità medica per una prima valutazione legale;
- richiedere una consulenza medico-legale per verificare la sussistenza della colpa sanitaria e del nesso causale.
Il “fai da te” è fortemente sconsigliato, perché la materia della responsabilità professionale sanitaria richiede una valutazione tecnica complessa, che coinvolge diritto civile, diritto sanitario, medicina legale e, nei casi più gravi, anche profili penalistici.
Il ruolo dell’avvocato in diritto sanitario
L’avvocato diritto sanitario assiste il paziente nella ricostruzione del caso, nell’acquisizione della documentazione medica, nella valutazione preliminare della responsabilità, nella fase stragiudiziale con la struttura sanitaria e la compagnia assicurativa, nonché nell’eventuale giudizio civile.
Una corretta consulenza legale medica consente di evitare azioni infondate, individuare i soggetti responsabili, quantificare il danno e scegliere lo strumento più adeguato, come l’accertamento tecnico preventivo ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c., spesso utilizzato nelle controversie sanitarie per tentare una composizione conciliativa prima della causa ordinaria.
Lo studio assiste anche medici, strutture sanitarie e professionisti del settore in ipotesi di contestazione di malpractice medica, offrendo difesa tecnica in materia di colpa medica, responsabilità civile, responsabilità penale sanitaria, procedimenti disciplinari e rapporti con compagnie assicurative.
Quali danni possono essere risarciti
In caso di errore di diagnosi, il paziente può chiedere il risarcimento di diverse voci di danno, tra cui:
- danno biologico temporaneo e permanente;
- danno morale;
- danno da sofferenza interiore;
- danno da perdita di chance;
- danno patrimoniale per spese mediche, assistenziali e riabilitative;
- perdita di reddito o riduzione della capacità lavorativa;
- danno da perdita del rapporto parentale, nei casi di decesso.
La quantificazione del danno richiede un’attenta valutazione medico-legale e giuridica, anche alla luce delle Tabelle elaborate dai Tribunali, comunemente utilizzate per la liquidazione del danno non patrimoniale.
Conclusioni
L’errore di diagnosi può costituire colpa medica quando deriva da una condotta negligente, imprudente o imperita del sanitario, oppure da carenze organizzative della struttura sanitaria. Non basta, però, dimostrare che la diagnosi sia stata errata: occorre provare che quell’errore abbia causato un danno concreto al paziente o gli abbia fatto perdere reali possibilità di cura.
Per questo, in presenza di un sospetto caso di responsabilità medica, è essenziale rivolgersi a professionisti esperti in malpractice medica e responsabilità professionale sanitaria, capaci di valutare congiuntamente il profilo medico-legale e quello giuridico.
Un avvocato esperto in responsabilità medica e diritto sanitario può assistere il paziente o i familiari nella tutela dei propri diritti, così come un avvocato per medici può difendere il sanitario in caso di contestazioni infondate o tecnicamente non dimostrate.
La tempestiva valutazione del caso è il primo passo per comprendere se vi siano i presupposti per agire, ottenere un risarcimento o predisporre una difesa efficace.
