Le strutture sanitarie private accreditate

  • Articolo pubblicato:
  • Commenti dell'articolo:0 commenti
  • Tempo di lettura:8 min di lettura

Le strutture sanitarie private accreditate rappresentano una componente essenziale del Servizio Sanitario Nazionale. Cliniche, case di cura, centri diagnostici, laboratori e strutture riabilitative private possono infatti erogare prestazioni sanitarie per conto del servizio pubblico, purché siano in possesso dei requisiti previsti dalla normativa e abbiano ottenuto il relativo accreditamento.

La natura privata della struttura non comporta, tuttavia, una riduzione delle garanzie riconosciute al paziente. Al contrario, quando si verifica un errore medico, una prestazione sanitaria inadeguata o un danno conseguente all’attività assistenziale, la struttura accreditata può essere chiamata a rispondere secondo le regole della responsabilità professionale sanitaria.

Comprendere chi risponde del danno e quali iniziative possono essere intraprese è fondamentale sia per il paziente sia per il professionista sanitario coinvolto.

Cosa significa struttura sanitaria privata accreditata

È necessario distinguere tra autorizzazione sanitaria e accreditamento.

L’autorizzazione consente alla struttura privata, in presenza dei requisiti richiesti dalla normativa, di esercitare un’attività sanitaria.

L’accreditamento rappresenta invece un passaggio ulteriore: permette alla struttura privata di operare nell’ambito del sistema sanitario pubblico e, in presenza dei relativi accordi contrattuali, di erogare prestazioni a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

La struttura rimane formalmente privata, ma partecipa all’erogazione di un servizio di interesse pubblico ed è tenuta al rispetto di specifici standard organizzativi, tecnologici, assistenziali e professionali.

Per il paziente ciò significa che le prestazioni devono essere erogate secondo livelli di sicurezza e appropriatezza analoghi a quelli richiesti alle strutture pubbliche.

La responsabilità della struttura sanitaria privata accreditata

Quando da un ricovero, da un intervento chirurgico, da un esame diagnostico o da un trattamento sanitario deriva un danno, occorre verificare se siano configurabili una colpa medica o una responsabilità direttamente imputabile alla struttura.

La responsabilità della struttura sanitaria non dipende esclusivamente dal comportamento del singolo medico.

Una clinica privata accreditata può infatti rispondere anche per carenze che riguardano direttamente la propria organizzazione.

Si pensi, ad esempio, a:

  • insufficiente organizzazione del personale sanitario;
  • mancata o tardiva esecuzione di esami diagnostici;
  • carenze nella sorveglianza del paziente;
  • utilizzo di apparecchiature inadeguate o non correttamente manutenute;
  • infezioni correlate all’assistenza;
  • ritardi nell’intervento;
  • mancata attivazione di protocolli assistenziali;
  • problemi nella gestione del trasferimento del paziente verso una struttura maggiormente attrezzata;
  • insufficiente gestione delle complicanze post-operatorie.

La responsabilità medica deve quindi essere valutata considerando non soltanto l’operato del singolo sanitario, ma l’intero percorso assistenziale.

Responsabilità della struttura e responsabilità del medico

La disciplina introdotta dalla legge n. 24 del 2017, conosciuta come legge Gelli-Bianco, distingue la posizione della struttura sanitaria da quella del professionista.

La struttura sanitaria, pubblica o privata, risponde nei confronti del paziente secondo le regole della responsabilità contrattuale per le condotte dolose o colpose dei professionisti sanitari dei quali si avvale nell’esecuzione della prestazione.

Tale principio può operare anche quando il medico non sia un dipendente della struttura ma svolga la propria attività professionale al suo interno.

La posizione del singolo sanitario deve invece essere valutata autonomamente, anche in relazione al tipo di rapporto instaurato direttamente con il paziente.

Questa distinzione assume particolare importanza nel contenzioso per malpractice medica, perché incide sui termini di prescrizione, sull’onere della prova e sulla strategia processuale da adottare.

Quando può configurarsi un errore medico

Non ogni risultato negativo di una cura rappresenta automaticamente un errore medico.

La medicina non è un’attività a risultato garantito e molte complicanze possono verificarsi anche quando la prestazione sanitaria sia stata eseguita correttamente.

Per poter parlare di responsabilità occorre normalmente verificare:

  1. l’esistenza di una condotta sanitaria non conforme alle regole dell’arte;
  2. l’esistenza di un danno effettivamente subito dal paziente;
  3. il rapporto causale tra la condotta contestata e il danno.

L’analisi richiede quindi una valutazione congiunta di carattere medico-legale e giuridico.

È proprio per questo motivo che, nei casi di sospetta malpractice medica, la documentazione sanitaria deve essere esaminata attentamente prima di avviare una richiesta risarcitoria.

Errore medico: cosa fare

Una delle ricerche più frequenti effettuate dai pazienti è proprio: “errore medico cosa fare?”

Il primo errore da evitare è contestare genericamente l’operato della struttura senza aver acquisito la documentazione necessaria.

In presenza di un possibile caso di responsabilità professionale sanitaria, è opportuno innanzitutto richiedere copia completa della documentazione clinica.

Possono essere rilevanti, a seconda del caso:

  • cartella clinica;
  • diario medico e infermieristico;
  • referti diagnostici;
  • immagini radiologiche;
  • verbale operatorio;
  • scheda anestesiologica;
  • consenso informato;
  • lettere di dimissione;
  • esami di laboratorio;
  • documentazione relativa ai successivi ricoveri o interventi.

La documentazione deve poi essere valutata da professionisti con specifica esperienza in materia di responsabilità sanitaria.

Un avvocato esperto in responsabilità medica, affiancato da un medico legale e, quando necessario, da uno specialista della disciplina coinvolta, può verificare preliminarmente se esistano effettivi elementi di responsabilità.

Questa fase è essenziale anche per evitare contenziosi privi di un adeguato fondamento tecnico.

Il consenso informato

Un ulteriore profilo di responsabilità può riguardare il consenso informato.

Il paziente deve essere posto nelle condizioni di comprendere la natura dell’intervento o del trattamento proposto, i benefici attesi, i rischi prevedibili, le possibili alternative e le conseguenze dell’eventuale rifiuto.

La semplice sottoscrizione di un modulo non è sempre sufficiente a dimostrare che il paziente sia stato adeguatamente informato.

La violazione del diritto all’autodeterminazione può assumere autonoma rilevanza rispetto all’eventuale errore nell’esecuzione della prestazione sanitaria, purché ne ricorrano i presupposti.

Le infezioni ospedaliere nelle strutture private accreditate

Particolare attenzione deve essere dedicata alle infezioni correlate all’assistenza.

Anche una struttura privata accreditata deve adottare adeguati protocolli per la prevenzione, il controllo e la gestione del rischio infettivo.

Quando un paziente contrae un’infezione durante un ricovero, non è tuttavia sufficiente dimostrare che l’infezione si sia manifestata all’interno dell’ospedale o della clinica.

Occorre analizzare le condizioni del paziente, il momento di insorgenza dell’infezione, il microorganismo interessato, le procedure eseguite e soprattutto le misure preventive adottate dalla struttura.

La responsabilità può emergere qualora vengano riscontrate carenze organizzative, igienico-sanitarie o assistenziali causalmente collegate al danno.

Ritardi diagnostici ed errori terapeutici

Tra le più frequenti ipotesi di malpractice medica rientrano il ritardo diagnostico e l’errore terapeutico.

Una diagnosi tardiva può determinare la perdita della possibilità di accedere tempestivamente a una terapia, il peggioramento della patologia o, nei casi più gravi, una riduzione delle possibilità di sopravvivenza.

Analogamente, la scelta di un trattamento inappropriato, l’errato dosaggio di un farmaco, la mancata considerazione di allergie o controindicazioni oppure l’omesso monitoraggio del paziente possono determinare una responsabilità sanitaria.

Anche in questi casi non è sufficiente dimostrare l’errore astrattamente considerato: occorre ricostruire quale sarebbe stato, con ragionevole probabilità, il decorso clinico del paziente se la prestazione fosse stata correttamente eseguita.

Il risarcimento del danno

Quando viene accertata una responsabilità sanitaria, il paziente può chiedere il risarcimento dei danni concretamente subiti.

A seconda del caso possono essere richiesti:

  • danno biologico temporaneo;
  • danno biologico permanente;
  • sofferenza interiore;
  • conseguenze dinamico-relazionali;
  • spese mediche sostenute;
  • future spese di assistenza;
  • perdita o riduzione della capacità lavorativa;
  • perdita di reddito;
  • danni subiti dai familiari nei casi più gravi.

La quantificazione non può essere effettuata in modo automatico.

Deve essere rapportata alla gravità delle lesioni, all’età del paziente, alla durata della malattia, agli eventuali postumi permanenti e alle concrete conseguenze che il danno ha prodotto nella vita personale e lavorativa.

L’importanza della consulenza medico-legale

La causa di responsabilità sanitaria è un contenzioso altamente tecnico.

Una valida consulenza legale medica non può prescindere dall’esame medico-legale della vicenda.

Prima di formulare una richiesta di risarcimento è quindi opportuno ricostruire:

  • quale condotta viene contestata;
  • quale condotta sarebbe stata invece corretta;
  • quale danno ne sia derivato;
  • se esista un effettivo rapporto causale;
  • quali siano i postumi risarcibili.

Una valutazione preliminare rigorosa costituisce la base di ogni seria azione di responsabilità sanitaria.

L’assistenza dell’avvocato specializzato in diritto sanitario

Il diritto sanitario richiede competenze che coinvolgono contemporaneamente responsabilità civile, diritto delle assicurazioni, procedura civile e principi medico-legali.

L’assistenza di un avvocato di diritto sanitario consente di valutare la responsabilità della struttura, del medico e degli altri professionisti coinvolti, individuando la strategia più appropriata.

Un avvocato per responsabilità medica può assistere il paziente nell’acquisizione della documentazione, nella valutazione preliminare del caso, nella fase stragiudiziale e nell’eventuale procedimento giudiziario.

Allo stesso modo, un avvocato per medici può assistere il professionista sanitario chiamato a rispondere di una presunta condotta colposa, verificando la correttezza dell’operato clinico, il ruolo della struttura e gli eventuali profili assicurativi.

Conclusioni

Le strutture sanitarie private accreditate partecipano pienamente all’erogazione dell’assistenza sanitaria e sono soggette a precisi obblighi nei confronti del paziente.

Quando si sospetta un caso di errore medico, il semplice verificarsi di una complicanza non è sufficiente per affermare l’esistenza di una responsabilità.

Occorre ricostruire tecnicamente la vicenda clinica, individuare eventuali condotte colpose, accertare il rapporto causale e quantificare correttamente il danno.

Per questa ragione, nei casi di possibile colpa medica o malpractice medica, è fondamentale rivolgersi a professionisti che abbiano una specifica esperienza nella responsabilità professionale sanitaria, evitando sia azioni infondate sia la perdita di diritti risarcitori effettivamente spettanti.

Condividi articolo su

Lascia un commento