Il Direttore Amministrativo di un’Azienda sanitaria riveste un ruolo centrale nell’organizzazione e nella gestione delle strutture del Servizio Sanitario Nazionale.
Pur non esercitando funzioni propriamente cliniche, la sua attività incide sul corretto funzionamento dell’Azienda sanitaria e, indirettamente, anche sulla qualità e sulla sicurezza delle prestazioni erogate ai pazienti.
Comprendere quali siano le funzioni del Direttore Amministrativo, quali responsabilità gli competano e quale sia il rapporto con il Direttore Generale e il Direttore Sanitario è quindi importante non soltanto sotto il profilo organizzativo, ma anche nell’ambito più ampio della responsabilità professionale sanitaria.
Chi è il Direttore Amministrativo di un’Azienda sanitaria?
La figura del Direttore Amministrativo trova la propria principale disciplina nel D.Lgs. 30 dicembre 1992, n. 502, relativo al riordino della disciplina sanitaria.
Il Direttore Generale dell’Azienda sanitaria è coadiuvato dal Direttore Amministrativo e dal Direttore Sanitario.
In particolare, il Direttore Amministrativo deve essere laureato in discipline giuridiche o economiche e possedere una qualificata esperienza nell’attività di direzione tecnica o amministrativa maturata presso enti o strutture sanitarie pubbliche o private di media o grande dimensione.
La sua funzione essenziale consiste nella direzione dei servizi amministrativi dell’Azienda sanitaria.
La disciplina successiva ha inoltre rafforzato i criteri di professionalità e trasparenza nella selezione della dirigenza sanitaria, prevedendo procedure selettive e appositi elenchi regionali degli idonei per gli incarichi di Direttore Amministrativo e Direttore Sanitario.
Quali sono le principali funzioni del Direttore Amministrativo?
Le competenze concrete possono essere ulteriormente specificate dalla legislazione regionale e dagli atti aziendali delle singole Aziende sanitarie.
In termini generali, tuttavia, il Direttore Amministrativo sovrintende alla componente amministrativa della gestione aziendale e partecipa alla realizzazione degli obiettivi definiti dalla Direzione Generale.
Tra le principali aree nelle quali può essere chiamato ad operare rientrano:
- organizzazione e coordinamento dei servizi amministrativi;
- gestione economica, finanziaria e patrimoniale;
- procedure amministrative relative al personale;
- contratti, appalti e approvvigionamenti;
- gestione delle risorse finanziarie e strumentali;
- attività amministrativa connessa all’acquisizione di beni, dispositivi e servizi;
- controllo della regolarità amministrativa dei procedimenti di propria competenza;
- predisposizione e attuazione degli atti di programmazione aziendale;
- collaborazione con il Direttore Generale nella definizione e realizzazione degli obiettivi dell’Azienda.
Il Direttore Amministrativo non svolge quindi una funzione meramente burocratica: partecipa alla gestione complessiva di un’organizzazione complessa nella quale devono essere conciliati esigenze assistenziali, rispetto delle norme, sostenibilità economica ed efficienza nell’utilizzo delle risorse.
Direttore Amministrativo e Direttore Sanitario: quali differenze?
Le due figure devono essere nettamente distinte.
Il Direttore Sanitario dirige i servizi sanitari sotto il profilo organizzativo e igienico-sanitario e opera, quindi, nell’area più direttamente collegata all’organizzazione dell’assistenza.
Il Direttore Amministrativo, invece, dirige i servizi amministrativi.
Entrambi coadiuvano il Direttore Generale, ma esercitano competenze differenti e complementari.
Questa distinzione diventa particolarmente importante quando si verifica un evento avverso e occorre accertare se alla base del danno vi sia esclusivamente un errore medico, oppure anche una carenza organizzativa o gestionale della struttura sanitaria.
Il Direttore Amministrativo può essere responsabile di un errore medico?
Occorre evitare automatismi.
Il verificarsi di un caso di malpractice medica non comporta, di per sé, una responsabilità del Direttore Amministrativo.
La diagnosi, la scelta terapeutica e l’esecuzione della prestazione sanitaria competono ai professionisti sanitari e non al dirigente amministrativo.
Un eventuale coinvolgimento della Direzione Amministrativa può assumere rilievo soltanto quando il danno sia collegato anche a specifiche carenze organizzative o gestionali riconducibili alle competenze effettivamente attribuite al Direttore.
Il D.P.C.M. 19 luglio 1995, n. 502, come successivamente modificato, stabilisce infatti che i Direttori Amministrativo e Sanitario rispondono, negli ambiti rispettivamente assegnati, del risultato dell’attività degli uffici ai quali sono preposti, della realizzazione dei programmi e dei progetti affidati e della gestione del personale e delle risorse finanziarie e strumentali loro assegnate.
Pertanto, in un giudizio relativo alla responsabilità medica, occorre sempre individuare concretamente la condotta contestata, le competenze attribuite ai diversi soggetti e il nesso causale tra l’eventuale omissione organizzativa e il danno lamentato dal paziente.
Direzione amministrativa e sicurezza delle cure
Il collegamento tra organizzazione sanitaria e sicurezza del paziente è oggi particolarmente significativo.
La Legge 8 marzo 2017, n. 24, nota come Legge Gelli-Bianco, stabilisce infatti che la sicurezza delle cure costituisce parte integrante del diritto alla salute e che essa viene perseguita anche attraverso la prevenzione e la gestione del rischio connesso alle prestazioni sanitarie e mediante un appropriato utilizzo delle risorse strutturali, tecnologiche e organizzative.
La prevenzione dell’errore medico non riguarda, dunque, soltanto la condotta del singolo medico.
Un evento avverso può dipendere anche da problemi organizzativi quali, ad esempio, insufficienza delle risorse, inefficienza dei processi, carenze nell’approvvigionamento di dispositivi, disfunzioni organizzative o mancata attuazione di procedure necessarie alla sicurezza del paziente.
In questi casi l’accertamento della responsabilità professionale sanitaria richiede un’analisi più ampia dell’organizzazione della struttura e delle competenze concretamente esercitate dai diversi dirigenti.
Ciò non significa che qualsiasi inefficienza determini automaticamente una responsabilità personale del Direttore Amministrativo: occorre sempre verificare quale potere decisionale egli avesse, quali risorse fossero nella sua disponibilità, se fosse stato segnalato un determinato rischio e se la condotta contestata abbia effettivamente contribuito alla produzione del danno.
Responsabilità della struttura sanitaria e responsabilità del singolo professionista
In presenza di un danno sanitario è fondamentale distinguere la posizione della struttura sanitaria da quella del singolo esercente la professione sanitaria.
La responsabilità può infatti derivare da una colpa medica individuale, ma può anche essere collegata a problemi organizzativi della struttura.
L’analisi di un caso di possibile malpractice medica deve pertanto considerare non soltanto ciò che il medico ha fatto o avrebbe dovuto fare, ma anche le condizioni organizzative nelle quali la prestazione è stata eseguita.
Disponibilità del personale, apparecchiature, organizzazione dei turni, procedure interne, approvvigionamenti e gestione delle risorse possono assumere rilievo nell’accertamento delle cause dell’evento dannoso.
È proprio in questa prospettiva che le funzioni della direzione aziendale possono diventare rilevanti nell’ambito di una controversia sanitaria.
Errore medico: cosa fare per accertare le responsabilità?
Quando un paziente ritiene di avere subito un danno in conseguenza di un trattamento sanitario, la prima esigenza non dovrebbe essere quella di individuare immediatamente un responsabile, ma di ricostruire tecnicamente ciò che è accaduto.
Chi cerca informazioni su “errore medico cosa fare” dovrebbe innanzitutto acquisire la documentazione sanitaria completa e sottoporla a una valutazione medico-legale e giuridica.
Occorre normalmente esaminare:
la cartella clinica, i referti diagnostici, i verbali operatori, il consenso informato, la documentazione infermieristica, le terapie somministrate e ogni ulteriore documento utile a ricostruire il percorso assistenziale.
Quando emergono possibili carenze organizzative, può essere necessario approfondire anche protocolli, procedure aziendali, turnazioni, disponibilità di personale e apparecchiature e gli ulteriori elementi relativi all’organizzazione della struttura.
Soltanto dopo questa verifica è possibile stabilire se ricorra effettivamente un’ipotesi di responsabilità medica, di responsabilità organizzativa della struttura oppure se l’evento rappresenti una complicanza non imputabile a condotte colpose.
L’importanza dell’assistenza di un avvocato esperto in diritto sanitario
Le controversie in materia di responsabilità professionale sanitaria richiedono competenze giuridiche specifiche e una stretta collaborazione con specialisti medico-legali.
Un avvocato esperto in responsabilità medica deve essere in grado di distinguere l’eventuale errore tecnico del sanitario dalle carenze imputabili all’organizzazione della struttura e di individuare correttamente i soggetti nei cui confronti indirizzare la richiesta risarcitoria.
La consulenza legale medica è altrettanto importante per medici e professionisti sanitari coinvolti in una contestazione.
Un avvocato per medici o un avvocato malpractice medica deve infatti verificare se il danno contestato derivi realmente dalla condotta professionale del sanitario oppure trovi origine, in tutto o in parte, in problemi organizzativi, strutturali o gestionali indipendenti dalla sua attività.
Conclusioni
Il Direttore Amministrativo rappresenta una figura fondamentale nella governance delle Aziende sanitarie.
La sua funzione riguarda principalmente la gestione dei servizi amministrativi e delle risorse affidategli e deve essere tenuta distinta dalle competenze cliniche proprie dei professionisti sanitari e dalle attribuzioni organizzativo-sanitarie del Direttore Sanitario.
Tuttavia, nell’ambito della moderna disciplina della responsabilità sanitaria, l’organizzazione della struttura assume un’importanza crescente.
Per questo, nei casi più complessi di errore medico, colpa medica o malpractice medica, l’accertamento non può limitarsi alla condotta del singolo professionista, ma deve ricostruire l’intera catena organizzativa e decisionale che ha accompagnato l’erogazione della prestazione sanitaria.
L’assistenza di un avvocato in diritto sanitario, affiancato quando necessario da specialisti medico-legali, consente di valutare correttamente le responsabilità della struttura e dei singoli professionisti e di individuare gli strumenti più appropriati per la tutela del paziente o del sanitario coinvolto.
