Le strutture sanitarie private accreditate

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Le strutture sanitarie private accreditate rappresentano una componente essenziale del Servizio Sanitario Nazionale. Ospedali privati, case di cura, centri diagnostici, laboratori, strutture riabilitative e altri operatori sanitari possono infatti erogare, quando ricorrono le condizioni previste dalla legge e dalla programmazione regionale, prestazioni sanitarie per conto del SSN.

Essere una struttura privata accreditata, tuttavia, non significa semplicemente essere autorizzati a svolgere attività sanitaria. Il sistema prevede diversi livelli, che è importante distinguere sia per comprendere il funzionamento della sanità privata convenzionata sia per individuare correttamente eventuali responsabilità in caso di errore medico o di danno subito dal paziente.

Autorizzazione, accreditamento e accordo con il Servizio Sanitario Nazionale

Il principale riferimento normativo è rappresentato dal D.Lgs. n. 502 del 1992, che disciplina il rapporto tra soggetti pubblici e privati nell’erogazione delle prestazioni sanitarie.

Occorre distinguere tre diversi passaggi.

L’autorizzazione sanitaria consente alla struttura di esercitare legittimamente la propria attività. Per ottenerla devono essere rispettati specifici requisiti strutturali, tecnologici e organizzativi.

L’accreditamento istituzionale, invece, costituisce il riconoscimento, da parte della Regione, dell’idoneità della struttura a operare nell’ambito del sistema sanitario pubblico. L’accreditamento presuppone requisiti ulteriori di qualificazione e deve essere coerente con la programmazione e con il fabbisogno sanitario regionale.

L’accreditamento, tuttavia, non attribuisce automaticamente alla struttura il diritto a ottenere il pagamento di tutte le prestazioni da parte del Servizio Sanitario Nazionale.

Perché le prestazioni siano effettivamente erogate per conto e a carico del SSN occorre anche la disciplina dei relativi accordi contrattuali, nei quali vengono definiti, tra l’altro, attività, volumi di prestazioni, obiettivi e limiti economici.

In altre parole, una struttura può essere privata e accreditata ma ciò non significa che qualunque prestazione effettuata al suo interno sia automaticamente posta a carico del Servizio Sanitario Nazionale.

Quali requisiti deve rispettare una struttura sanitaria privata accreditata?

L’accreditamento non dovrebbe essere considerato un semplice adempimento amministrativo.

La struttura deve garantire nel tempo determinati standard di qualità e sicurezza, riguardanti in particolare:

  • l’organizzazione interna;
  • il numero e la qualificazione del personale sanitario;
  • l’adeguatezza delle apparecchiature e delle tecnologie utilizzate;
  • la sicurezza delle cure;
  • l’appropriatezza delle prestazioni;
  • la qualità dell’assistenza;
  • il rispetto delle procedure organizzative e cliniche;
  • la verifica dei risultati dell’attività svolta.

Il mantenimento di tali requisiti assume particolare importanza anche sotto il profilo della responsabilità professionale sanitaria.

Un evento dannoso, infatti, non deriva necessariamente da una singola colpa medica. In alcuni casi può essere conseguenza di un problema più ampio nell’organizzazione della struttura: carenza di personale, cattiva gestione dei turni, insufficienza delle apparecchiature, ritardi nell’esecuzione degli esami, mancata comunicazione tra reparti o assenza di adeguati protocolli organizzativi.

È proprio in questi casi che l’analisi della responsabilità non può limitarsi all’operato del singolo professionista.

Struttura privata accreditata e responsabilità medica

Dal punto di vista della responsabilità medica, la distinzione tra struttura sanitaria pubblica e struttura sanitaria privata non comporta una minore tutela per il paziente.

La Legge n. 24 del 2017, conosciuta come legge Gelli-Bianco, stabilisce infatti che la struttura sanitaria o sociosanitaria, pubblica o privata, che si avvale dell’opera di professionisti sanitari risponde delle loro condotte dolose o colpose secondo le regole della responsabilità contrattuale previste dagli articoli 1218 e 1228 del codice civile.

La responsabilità della struttura può sussistere anche quando il medico sia stato scelto direttamente dal paziente e anche quando il professionista non sia un dipendente della struttura.

Questo principio è particolarmente importante nelle controversie per malpractice medica.

Il paziente che ritenga di aver subito un danno durante un ricovero, un intervento chirurgico, una terapia, un esame diagnostico o altra prestazione sanitaria deve quindi valutare non soltanto la posizione del singolo medico, ma anche quella della struttura nella quale la prestazione è stata effettuata.

La responsabilità della struttura e quella del medico sono diverse

La legge Gelli-Bianco ha delineato un sistema nel quale, in linea generale, la posizione della struttura e quella del professionista sanitario devono essere valutate distintamente.

La struttura sanitaria risponde contrattualmente nei confronti del paziente.

Il professionista sanitario che opera all’interno della struttura, quando non abbia assunto direttamente una specifica obbligazione contrattuale verso il paziente, risponde invece secondo le regole della responsabilità extracontrattuale.

La distinzione non è puramente teorica. Può incidere sul regime della prova, sui termini di prescrizione e sulla strategia da adottare in una causa di responsabilità professionale sanitaria.

Per tale ragione, prima di intraprendere un’azione giudiziaria, è opportuno effettuare una valutazione medico-legale e giuridica della vicenda nel suo complesso.

Errore medico: cosa fare se il danno si verifica in una struttura privata accreditata?

Una delle domande più frequenti è: errore medico, cosa fare?

Il primo errore da evitare è presentare immediatamente una richiesta di risarcimento senza aver prima acquisito e analizzato la documentazione sanitaria.

Quando si sospetta una possibile malpractice medica, è normalmente necessario acquisire la cartella clinica completa e ogni altro documento utile, come referti diagnostici, immagini radiologiche, verbali operatori, schede anestesiologiche, esami di laboratorio, lettere di dimissione e documentazione relativa ai successivi trattamenti.

La documentazione dovrebbe quindi essere sottoposta a un’attenta valutazione da parte di professionisti con specifica esperienza nel settore.

Non ogni complicanza costituisce infatti automaticamente un errore sanitario.

Per poter sostenere una richiesta risarcitoria occorre generalmente verificare:

  1. l’esistenza di una condotta sanitaria o organizzativa censurabile;
  2. l’esistenza di un danno effettivamente subito dal paziente;
  3. il rapporto causale tra la condotta contestata e il danno;
  4. la corretta quantificazione delle conseguenze patrimoniali e non patrimoniali.

Una consulenza legale medica adeguatamente strutturata deve quindi integrare competenze giuridiche e medico-legali.

Non esiste soltanto l’errore del medico: la responsabilità organizzativa

Nelle controversie di responsabilità sanitaria uno degli aspetti più sottovalutati riguarda i cosiddetti deficit organizzativi della struttura.

Pensiamo, ad esempio, a un paziente che subisca un danno non perché il singolo sanitario abbia eseguito tecnicamente male una procedura, ma perché:

  • un esame urgente è stato eseguito con ritardo;
  • mancava personale sufficiente;
  • non era disponibile un’apparecchiatura necessaria;
  • non vi è stato un corretto passaggio di informazioni tra reparti;
  • il paziente non è stato adeguatamente monitorato;
  • la struttura non aveva predisposto un’organizzazione idonea a fronteggiare una determinata emergenza;
  • non sono state correttamente gestite infezioni o rischi assistenziali.

In situazioni del genere concentrare l’intera contestazione sulla colpa medica del singolo professionista può essere una strategia debole.

Occorre invece verificare se il danno sia riconducibile anche, o soprattutto, all’inadempimento degli obblighi organizzativi gravanti sulla struttura sanitaria.

Sicurezza delle cure e gestione del rischio sanitario

La sicurezza delle cure costituisce oggi uno degli elementi centrali della disciplina della responsabilità sanitaria.

Una struttura sanitaria, compresa quella privata accreditata, non deve limitarsi a mettere a disposizione locali e apparecchiature. Deve organizzare l’assistenza in modo da ridurre il rischio clinico e garantire procedure adeguate alla tutela del paziente.

La gestione del rischio assume rilievo anche nella prevenzione del contenzioso.

Per questo motivo un avvocato per medici o un professionista che svolga attività di consulenza legale medica può intervenire non soltanto dopo l’evento dannoso, ma anche preventivamente, assistendo professionisti e strutture nella gestione degli aspetti organizzativi, assicurativi e documentali collegati alla responsabilità sanitaria.

Gli obblighi assicurativi delle strutture sanitarie private

La legge Gelli-Bianco disciplina inoltre la copertura dei rischi connessi alla responsabilità sanitaria.

Le strutture sanitarie e sociosanitarie pubbliche e private devono essere dotate delle coperture assicurative o delle altre misure previste dalla normativa per la responsabilità civile verso terzi.

La disciplina è stata completata dal D.M. n. 232 del 15 dicembre 2023, che ha definito requisiti minimi delle polizze assicurative e delle misure analoghe previste dalla legge.

Anche questo aspetto assume un’importanza concreta quando viene avanzata una richiesta di risarcimento per errore medico, poiché è necessario identificare correttamente i soggetti responsabili, le relative coperture e le modalità attraverso cui formulare la domanda risarcitoria.

Cosa può chiedere il paziente che ha subito un danno?

Quando viene accertata una responsabilità sanitaria, il paziente può chiedere il risarcimento delle conseguenze dannose riconducibili all’evento.

La valutazione può comprendere, a seconda del caso concreto, il danno biologico temporaneo e permanente, le sofferenze conseguenti alla lesione, le spese mediche sostenute, le necessità assistenziali future, la perdita o riduzione della capacità lavorativa e gli ulteriori danni patrimoniali dimostrabili.

Nei casi più gravi possono inoltre assumere rilievo i danni subiti dai familiari della persona lesa o deceduta.

La quantificazione non può essere effettuata automaticamente sulla sola base della diagnosi: richiede una valutazione medico-legale individuale e l’esame delle concrete conseguenze che l’evento ha prodotto sulla vita del paziente.

Il ruolo dell’avvocato specializzato in responsabilità sanitaria

Le controversie per responsabilità medica sono tecnicamente complesse perché diritto e medicina sono strettamente collegati.

Un avvocato responsabilità medica deve essere in grado di individuare, insieme al medico legale e agli eventuali specialisti, quali condotte possano essere contestate, quali documenti acquisire, contro quali soggetti formulare la richiesta e se sussistano effettivamente i presupposti per iniziare un contenzioso.

Allo stesso modo, un avvocato diritto sanitario può assistere medici, professionisti e strutture sanitarie chiamati a rispondere di un presunto errore, verificando la correttezza delle contestazioni, il rispetto delle linee guida e delle buone pratiche clinico-assistenziali, il nesso causale e gli aspetti assicurativi.

L’obiettivo di un’adeguata assistenza legale non deve essere quello di iniziare automaticamente una causa, ma di stabilire prima se esistano effettivi elementi di malpractice medica e quale sia la strategia più appropriata.

Strutture private accreditate: un sistema in continua evoluzione

La disciplina dell’accreditamento è strettamente collegata alla programmazione sanitaria regionale e continua a essere oggetto di interventi legislativi.

In particolare, le modifiche introdotte negli ultimi anni in materia di criteri di accreditamento e procedure di selezione dei soggetti privati sono attualmente interessate da un processo di revisione nazionale. Alla data di settembre 2026, l’efficacia di alcune specifiche disposizioni introdotte in materia di nuovi accreditamenti e accordi contrattuali è sospesa, comunque non oltre il 31 dicembre 2026, in attesa degli esiti del Tavolo nazionale incaricato della revisione complessiva del sistema.

Per strutture e operatori privati, quindi, il quadro non può essere ricostruito soltanto attraverso la normativa nazionale: devono essere esaminate anche la disciplina e la programmazione della singola Regione.

Conclusioni

Le strutture sanitarie private accreditate svolgono una funzione rilevante all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, ma l’accreditamento comporta anche il rispetto di precisi requisiti di qualità, organizzazione, sicurezza e appropriatezza delle cure.

Quando si verifica un danno, parlare genericamente di errore medico può essere insufficiente.

Occorre stabilire se vi sia stata una condotta colposa del professionista, una carenza organizzativa della struttura oppure una combinazione dei due fattori.

Per il paziente che sospetti un caso di malpractice medica, così come per il professionista o la struttura chiamati a rispondere di una presunta responsabilità professionale sanitaria, l’esame preliminare della documentazione sanitaria e una corretta valutazione medico-legale rappresentano quindi passaggi essenziali prima dell’avvio di qualsiasi iniziativa.

L’assistenza di un avvocato malpractice medica con specifica esperienza nel diritto sanitario consente di ricostruire correttamente il caso, individuare le responsabilità effettivamente configurabili e valutare la strada più adeguata per la tutela dei diritti coinvolti.

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