Errori infermieristici, colpa professionale e risarcimento dei danni: quando l’infermiere e la struttura sanitaria sono responsabili?
La responsabilità dell’infermiere rappresenta un aspetto fondamentale della responsabilità professionale sanitaria. L’infermiere, infatti, non svolge un ruolo meramente esecutivo rispetto alle indicazioni del medico, ma è un professionista sanitario dotato di specifica autonomia, competenza e responsabilità nell’assistenza al paziente.
Un errore nella somministrazione di un farmaco, un’omessa sorveglianza, una mancata segnalazione del peggioramento delle condizioni cliniche o un’inadeguata gestione del paziente possono determinare conseguenze anche gravi per la salute.
In tali circostanze è importante comprendere quando si configura una colpa medica o infermieristica, quali siano le responsabilità della struttura ospedaliera e quali strumenti giuridici possano essere utilizzati per ottenere il risarcimento dei danni.
La disciplina della malpractice medica non riguarda, infatti, esclusivamente i medici, ma comprende anche gli infermieri e gli altri professionisti sanitari coinvolti nel percorso assistenziale.
La responsabilità professionale dell’infermiere: cosa prevede la legge?
Il riferimento normativo fondamentale è il D.M. 14 settembre 1994, n. 739, che individua il profilo professionale dell’infermiere e lo qualifica come responsabile dell’assistenza generale infermieristica.
A tale disposizione si affiancano la Legge n. 42/1999, la Legge n. 251/2000 e la Legge n. 24/2017, conosciuta come Legge Gelli-Bianco.
Da questo quadro normativo emerge che l’infermiere è tenuto a svolgere la propria attività con diligenza, prudenza, perizia e nel rispetto delle conoscenze scientifiche, delle buone pratiche clinico-assistenziali e degli obblighi professionali.
La responsabilità infermieristica può derivare, in particolare, da:
- Negligenza, quando il professionista omette controlli, attività assistenziali o interventi doverosi.
- Imprudenza, quando assume comportamenti rischiosi senza adottare le necessarie precauzioni.
- Imperizia, quando commette errori riconducibili a un’insufficiente applicazione delle competenze tecniche e professionali richieste.
Tuttavia, non ogni evento dannoso verificatosi durante un ricovero costituisce automaticamente un caso di responsabilità sanitaria.
Per ottenere un risarcimento è necessario verificare la presenza di una condotta colposa, di un danno risarcibile e del necessario nesso causale tra la condotta contestata e il pregiudizio subito dal paziente.
Quali sono gli errori infermieristici più frequenti?
Nella pratica della responsabilità professionale sanitaria, le condotte infermieristiche potenzialmente rilevanti possono riguardare diversi momenti dell’assistenza.
1. Errori nella somministrazione dei farmaci
La somministrazione dei medicinali costituisce una delle attività nelle quali è richiesta particolare attenzione.
Possono verificarsi errori relativi al dosaggio, alla tipologia del farmaco, alla via di somministrazione, all’identificazione del paziente o ai tempi di somministrazione.
L’infermiere è tenuto a garantire la corretta applicazione delle prescrizioni diagnostico-terapeutiche e a segnalare eventuali incongruenze che, secondo le competenze professionali richieste, risultino riconoscibili.
Un errore farmacologico può provocare reazioni avverse, aggravamenti clinici, lesioni permanenti e, nei casi più gravi, il decesso del paziente.
2. Omessa sorveglianza e caduta del paziente
Un altro ambito particolarmente delicato riguarda la vigilanza sui pazienti ricoverati.
Si pensi a un soggetto anziano, disorientato, sedato oppure affetto da patologie che ne compromettono l’autonomia.
In presenza di un rischio di caduta prevedibile e concretamente prevenibile, la mancata adozione delle appropriate misure assistenziali può assumere rilevanza sotto il profilo della responsabilità sanitaria.
La valutazione deve considerare le condizioni del paziente, il livello di rischio, le misure preventive necessarie e l’organizzazione dell’assistenza.
Non è dunque sufficiente dimostrare che il paziente sia caduto in ospedale: occorre accertare se l’evento sia riconducibile a un’inadeguata assistenza o a un’omissione colposa.
3. Mancato riconoscimento del peggioramento clinico
L’infermiere svolge un ruolo essenziale nel monitoraggio delle condizioni del paziente.
La mancata rilevazione o segnalazione tempestiva di parametri vitali alterati, sintomi di deterioramento clinico o altri segnali di allarme può contribuire a ritardare gli interventi diagnostici e terapeutici.
In simili situazioni la responsabilità può coinvolgere più professionisti sanitari, ciascuno in relazione ai propri obblighi e alle rispettive competenze.
4. Lesioni da pressione e assistenza inadeguata
Anche l’omessa valutazione del rischio di lesioni da pressione, la mancata attuazione degli interventi preventivi indicati o l’inadeguata gestione delle lesioni possono rappresentare condotte professionalmente censurabili.
L’accertamento della responsabilità richiede comunque una valutazione delle condizioni generali del paziente, dei fattori di rischio, della concreta prevenibilità delle lesioni e dell’assistenza effettivamente prestata.
Responsabilità dell’infermiere e della struttura sanitaria
Uno degli aspetti più importanti riguarda l’individuazione del soggetto nei cui confronti avanzare una richiesta risarcitoria.
L’articolo 7 della Legge n. 24/2017 distingue la responsabilità civile della struttura sanitaria da quella del singolo professionista.
La struttura sanitaria pubblica o privata risponde, ai sensi degli articoli 1218 e 1228 del Codice civile, delle condotte dolose o colpose dei professionisti dei quali si avvale nell’adempimento delle proprie obbligazioni.
L’infermiere che opera all’interno della struttura risponde, di regola, ai sensi dell’articolo 2043 del Codice civile, salvo che abbia assunto una specifica obbligazione contrattuale nei confronti del paziente.
Questa distinzione è particolarmente importante sul piano dell’onere della prova e della prescrizione.
In linea generale, l’azione contrattuale nei confronti della struttura sanitaria è soggetta al termine di prescrizione decennale, mentre l’azione extracontrattuale nei confronti del professionista è ordinariamente soggetta al termine quinquennale, ferme le peculiarità del singolo caso.
La responsabilità della struttura può inoltre derivare da carenze organizzative, insufficienze assistenziali e inadeguatezze nella gestione dei rischi clinici.
Errore medico o infermieristico: cosa fare per ottenere il risarcimento?
Quando un paziente ritiene di aver subito un danno durante l’assistenza ospedaliera, è opportuno procedere con un’attenta ricostruzione degli eventi.
In caso di errore medico, cosa fare concretamente?
Il primo passaggio consiste nell’acquisizione della documentazione sanitaria, comprese la cartella clinica, la documentazione infermieristica, i diari assistenziali e le schede di terapia pertinenti.
Successivamente è necessario sottoporre il materiale a un’analisi medico-legale, eventualmente integrata da competenze specialistiche infermieristiche, per verificare:
- se l’assistenza sia stata conforme agli obblighi professionali;
- se vi siano state omissioni o condotte tecnicamente scorrette;
- se il danno fosse evitabile attraverso una condotta appropriata;
- se sussista un nesso causale tra l’errore contestato e il danno;
- quali conseguenze temporanee o permanenti siano risarcibili.
La sola percezione di aver ricevuto un’assistenza inadeguata non è sufficiente a dimostrare la responsabilità.
È indispensabile una valutazione tecnica e giuridica fondata sulla documentazione e sulle concrete circostanze del caso.
Come ottenere il risarcimento per un errore infermieristico?
Qualora emergano elementi idonei a sostenere una responsabilità sanitaria, il paziente può avanzare una richiesta risarcitoria nei confronti dei soggetti responsabili.
La procedura può prevedere una richiesta stragiudiziale di risarcimento, l’interlocuzione con la struttura e la relativa compagnia assicurativa e, quando necessario, l’avvio di un procedimento giudiziario.
L’articolo 8 della Legge n. 24/2017 disciplina il tentativo obbligatorio di conciliazione mediante consulenza tecnica preventiva ai sensi dell’articolo 696-bis del Codice di procedura civile, ferma la possibilità di ricorrere alla procedura di mediazione prevista dalla legge.
L’eventuale risarcimento può comprendere, in presenza dei relativi presupposti, il danno biologico, il danno morale e le conseguenze patrimoniali derivanti dall’evento lesivo.
Nei casi di decesso del paziente possono inoltre assumere rilievo i danni subiti dai familiari, tra cui il danno da perdita del rapporto parentale, purché ne ricorrano i presupposti.
Responsabilità penale e disciplinare dell’infermiere
Oltre alla responsabilità civile, determinate condotte possono comportare conseguenze penali o disciplinari.
Quando una condotta colposa provoca lesioni personali oppure il decesso del paziente, possono assumere rilievo gli articoli 590 e 589 del Codice penale, unitamente alla disciplina dell’articolo 590-sexies in materia di responsabilità sanitaria.
L’applicazione di tale disciplina richiede un’attenta distinzione tra negligenza, imprudenza e imperizia, nonché la verifica delle condizioni individuate dalla legge e dalla giurisprudenza.
Sul piano disciplinare, la violazione degli obblighi professionali e deontologici può inoltre determinare l’intervento dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche competente.
La responsabilità civile, quella penale e quella disciplinare operano su piani distinti e devono essere valutate separatamente.
L’importanza di un avvocato esperto in responsabilità medica
Le controversie in materia di malpractice medica richiedono competenze giuridiche specifiche e un’approfondita conoscenza delle dinamiche assistenziali.
Un avvocato esperto in responsabilità medica può verificare la fondatezza della pretesa risarcitoria, individuare i possibili soggetti responsabili, coordinare l’analisi medico-legale e valutare la strategia più appropriata.
La consulenza legale medica assume particolare importanza anche nella tutela degli infermieri e degli altri professionisti sanitari destinatari di contestazioni per presunta colpa professionale.
Un avvocato per medici e professionisti sanitari può infatti esaminare la condotta contestata, verificare le rispettive competenze, valutare la documentazione e assistere il professionista nei procedimenti civili, penali o disciplinari.
Conclusioni: quando è possibile contestare la responsabilità dell’infermiere?
La responsabilità dell’infermiere non deriva automaticamente dal verificarsi di una complicanza o di un evento sfavorevole durante il ricovero.
Occorre accertare se l’assistenza sia stata prestata secondo le regole professionali e se eventuali condotte colpose abbiano causato un danno risarcibile.
L’autonomia professionale dell’infermiere comporta precise responsabilità, ma impone anche di distinguere le competenze infermieristiche da quelle mediche e organizzative della struttura sanitaria.
Lo Studio Legale Di Ninno, che si occupa di diritto sanitario e responsabilità professionale sanitaria, offre assistenza legale nella valutazione dei casi di presunto errore medico e infermieristico, nelle richieste di risarcimento dei danni e nella tutela dei professionisti sanitari.
Attraverso l’esame della documentazione clinica e il supporto di consulenti medico-legali, lo Studio valuta la sussistenza dei presupposti giuridici e tecnici per intraprendere le iniziative opportune.
Per richiedere una consulenza in materia di responsabilità medica, errore infermieristico o malpractice sanitaria, è possibile contattare lo Studio Legale Di Ninno attraverso il sito www.avvocatodininno.it.
