Gli interventi sanitari più complessi sono normalmente eseguiti da una pluralità di professionisti: chirurghi, anestesisti, medici specialisti, infermieri e altri operatori collaborano secondo competenze differenti per raggiungere un unico risultato, ossia la corretta cura del paziente.
Quando, però, durante un intervento chirurgico o un trattamento sanitario si verifica un errore medico, individuare chi ne sia responsabile può essere particolarmente complesso.
La responsabilità dell’équipe medica, infatti, non comporta automaticamente la responsabilità di tutti i sanitari che hanno partecipato al trattamento. È necessario ricostruire il ruolo di ciascun professionista, verificare quali obblighi gli competessero e stabilire se il comportamento tenuto abbia contribuito causalmente alla produzione del danno.
Che cosa si intende per responsabilità dell’équipe medica?
Si parla di attività sanitaria in équipe quando più professionisti partecipano contemporaneamente o in successione alla cura dello stesso paziente.
È il caso, ad esempio, di un intervento chirurgico nel quale operano:
- il chirurgo responsabile dell’intervento;
- uno o più aiuto-chirurghi;
- l’anestesista;
- il personale infermieristico;
- eventuali altri specialisti.
La suddivisione dei compiti non significa, tuttavia, che ciascun professionista possa disinteressarsi completamente dell’attività degli altri.
La giurisprudenza ha progressivamente elaborato un sistema nel quale convivono due principi: autonomia professionale e principio di affidamento, da un lato, e dovere di controllo reciproco, dall’altro.
La recente Cassazione civile, con sentenza n. 14351 del 29 maggio 2025, ha ribadito che l’obbligo di diligenza di ciascun componente dell’équipe riguarda non soltanto le mansioni specificamente affidategli, ma anche il controllo sugli errori altrui quando questi siano evidenti e non strettamente settoriali. Allo stesso tempo, la responsabilità deve essere accertata con riferimento alla concreta condotta e al ruolo ricoperto da ciascun sanitario, senza configurare automaticamente una responsabilità collettiva dell’intero gruppo.
Il principio di affidamento nell’attività medica
Nel lavoro in équipe ogni sanitario può, in linea generale, fare affidamento sul fatto che gli altri professionisti svolgano correttamente i propri compiti.
Un chirurgo, ad esempio, non è normalmente tenuto a sostituirsi all’anestesista nelle valutazioni che appartengono esclusivamente alla specializzazione anestesiologica.
Questo principio, tuttavia, non è assoluto.
Il sanitario non può ignorare un errore commesso da un collega quando l’errore sia:
- evidente;
- concretamente percepibile;
- non limitato a conoscenze altamente specialistiche;
- potenzialmente pericoloso per il paziente.
In presenza di tali condizioni, il professionista deve intervenire, segnalare l’anomalia o adottare le iniziative necessarie per impedire che dall’errore possa derivare un danno.
La giurisprudenza ha infatti precisato che il dovere di controllo riguarda soprattutto gli errori evidenti e non settoriali, riconoscibili sulla base delle conoscenze normalmente esigibili dal professionista coinvolto.
La responsabilità del capo équipe
Una posizione particolare è ricoperta dal capo équipe, normalmente il chirurgo responsabile dell’intervento.
La sua responsabilità non deriva soltanto dall’esecuzione materiale dell’atto chirurgico.
Il capo équipe deve infatti assicurare il coordinamento delle diverse attività, verificando che l’intervento venga organizzato ed eseguito in condizioni di sicurezza.
Tra i suoi compiti possono rientrare:
- la corretta pianificazione dell’intervento;
- la verifica delle condizioni cliniche del paziente;
- la conoscenza della documentazione sanitaria rilevante;
- il coordinamento dei professionisti coinvolti;
- la valutazione delle eventuali criticità;
- il controllo degli aspetti dell’attività altrui che siano concretamente verificabili;
- la gestione delle complicanze prevedibili;
- la corretta organizzazione della fase postoperatoria.
La posizione di coordinamento, tuttavia, non trasforma il capo équipe in un garante assoluto di qualunque comportamento tenuto dagli altri specialisti.
Anche nei suoi confronti occorre accertare concretamente se l’errore del collega fosse riconoscibile, prevenibile e rientrasse nell’ambito dei suoi poteri di controllo.
Il medico può essere responsabile dell’errore commesso da un collega?
In determinate circostanze sì.
Uno dei principi più importanti in materia di responsabilità professionale sanitaria è infatti quello secondo cui il sanitario può rispondere anche per non essere intervenuto dinanzi a un errore altrui chiaramente riconoscibile.
Non significa, però, che ogni componente dell’équipe debba controllare tecnicamente ogni attività svolta dagli altri.
Un simile sistema renderebbe impossibile la stessa divisione specialistica del lavoro medico.
Occorre quindi distinguere tra:
errore specialistico, che appartiene esclusivamente alle competenze di un determinato professionista;
ed errore evidente e non settoriale, che può essere riconosciuto anche dagli altri componenti dell’équipe.
Solo nel secondo caso può sorgere un concreto obbligo di intervento.
L’importanza della cartella clinica
La documentazione sanitaria riveste un ruolo decisivo nell’accertamento della colpa medica.
La cartella clinica consente infatti di ricostruire:
- le condizioni del paziente prima dell’intervento;
- gli esami diagnostici effettuati;
- i professionisti che hanno partecipato alla prestazione;
- le decisioni terapeutiche assunte;
- le modalità dell’intervento;
- eventuali complicanze;
- il decorso postoperatorio.
La Cassazione ha inoltre sottolineato che anche il singolo componente dell’équipe può essere tenuto a prendere conoscenza della documentazione clinica necessaria per verificare l’esistenza di condizioni del paziente che impongano particolari precauzioni.
La corretta acquisizione della cartella clinica rappresenta quindi normalmente uno dei primi passaggi da compiere quando si sospetta una possibile malpractice medica.
Il dissenso del componente dell’équipe
Un problema frequente si verifica quando un sanitario non condivide la decisione assunta dal capo équipe o da un altro professionista.
Il semplice fatto di essere gerarchicamente subordinati non determina automaticamente l’esonero da responsabilità.
Quando il sanitario dispone delle competenze necessarie per riconoscere la pericolosità o l’erroneità di una scelta, deve manifestare il proprio dissenso e, nei limiti consentiti dal proprio ruolo, intervenire per evitare conseguenze dannose.
La giurisprudenza ritiene quindi particolarmente rilevante la concreta manifestazione del dissenso rispetto alla scelta terapeutica o chirurgica ritenuta non corretta.
Responsabilità dell’équipe e struttura sanitaria
Il paziente danneggiato non deve necessariamente individuare fin dall’inizio quale singolo medico abbia commesso l’errore.
La legge n. 24 del 2017, cosiddetta Legge Gelli-Bianco, disciplina in maniera specifica la responsabilità sanitaria distinguendo, sul piano civile, la posizione della struttura da quella del singolo esercente la professione sanitaria.
La struttura sanitaria o sociosanitaria risponde, nei confronti del paziente, delle condotte dolose o colpose dei professionisti dei quali si avvale secondo il regime previsto dalla normativa sulla responsabilità sanitaria.
Questo significa che, in numerosi casi, la richiesta di risarcimento può essere rivolta direttamente alla struttura presso la quale è stato eseguito l’intervento.
Prima dell’azione giudiziaria, la legge prevede inoltre specifici strumenti finalizzati all’accertamento tecnico e alla possibile composizione della controversia, tra i quali il procedimento di consulenza tecnica preventiva ai sensi dell’art. 696-bis c.p.c. previsto dall’art. 8 della legge n. 24/2017.
Quando può configurarsi una malpractice medica dell’équipe?
Le situazioni sono numerose e devono essere sempre valutate caso per caso.
A titolo esemplificativo, una possibile responsabilità dell’équipe può essere ipotizzata in presenza di:
- errata pianificazione dell’intervento;
- omessa valutazione di esami clinici rilevanti;
- mancata considerazione delle condizioni del paziente;
- errore chirurgico;
- errore anestesiologico chiaramente riconoscibile;
- mancato monitoraggio dei parametri vitali;
- mancata gestione di una complicanza;
- errore nella somministrazione di farmaci;
- omessa comunicazione tra i componenti dell’équipe;
- mancato controllo del materiale chirurgico;
- abbandono di garze o strumenti nel sito operatorio;
- ritardo nell’intervento correttivo;
- insufficiente sorveglianza postoperatoria.
Anche la giurisprudenza contabile ha recentemente ribadito, in relazione alla dimenticanza di materiale chirurgico nel corpo del paziente, l’importanza degli obblighi di verifica, comunicazione, coordinamento e controllo reciproco tra i componenti dell’équipe.
Errore medico: cosa fare?
Quando dopo un intervento o un trattamento sanitario insorgono complicazioni inattese, il peggioramento delle condizioni del paziente non costituisce automaticamente prova di un errore medico.
Il risultato negativo di una cura può dipendere dalla patologia, dalle condizioni pregresse, da una complicanza inevitabile oppure da un comportamento sanitario non corretto.
Per questa ragione è sconsigliabile formulare conclusioni prima di aver esaminato integralmente la documentazione clinica.
In caso di sospetta responsabilità sanitaria è generalmente opportuno:
- richiedere alla struttura sanitaria copia completa della cartella clinica e della documentazione relativa al ricovero;
- raccogliere gli esami diagnostici effettuati prima e dopo l’intervento;
- ricostruire cronologicamente il percorso terapeutico;
- sottoporre la documentazione a un medico legale e, quando necessario, a uno specialista della disciplina interessata;
- verificare l’esistenza di una condotta colposa e soprattutto del nesso causale tra tale condotta e il danno;
- quantificare le conseguenze temporanee e permanenti subite dal paziente;
- valutare con un avvocato esperto in responsabilità medica l’azione più appropriata.
La valutazione medico-legale è essenziale perché non ogni complicanza costituisce colpa medica e non ogni errore astrattamente individuabile determina automaticamente un diritto al risarcimento.
Occorre dimostrare che proprio quella condotta abbia causato, o abbia causalmente contribuito a determinare, il danno lamentato.
Come si accerta la responsabilità dei singoli componenti dell’équipe?
L’accertamento deve essere individualizzato.
Per ciascun sanitario devono essere esaminati:
- qualifica e specializzazione;
- ruolo concretamente svolto;
- fase del trattamento alla quale ha partecipato;
- compiti assegnati;
- condotta effettivamente tenuta;
- possibilità di riconoscere eventuali errori altrui;
- potere concreto di intervenire;
- eventuale dissenso manifestato;
- rapporto causale tra condotta e danno.
Non è quindi corretto affermare che tutti i componenti dell’équipe siano automaticamente responsabili solo perché presenti durante l’intervento.
Allo stesso modo, non è sufficiente sostenere di aver semplicemente eseguito le indicazioni di un superiore quando l’errore fosse evidente e concretamente riconoscibile.
Responsabilità civile e responsabilità penale del sanitario
Uno stesso episodio può avere conseguenze su piani differenti.
La responsabilità medica può infatti assumere rilievo:
- civile, ai fini del risarcimento del danno;
- penale, qualora ricorrano i presupposti di un reato colposo;
- disciplinare, rispetto agli obblighi professionali;
- amministrativo-contabile, in determinate ipotesi riguardanti sanitari operanti in strutture pubbliche.
L’accertamento deve tuttavia essere effettuato separatamente secondo le regole proprie di ciascun settore.
La legge Gelli-Bianco ha introdotto una disciplina specifica della sicurezza delle cure e della responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie, divenuta il principale riferimento normativo in materia.
L’importanza di una consulenza legale e medico-legale preventiva
Le controversie relative alla malpractice medica richiedono competenze giuridiche e medico-legali strettamente integrate.
Prima di iniziare un’azione giudiziaria è necessario comprendere non soltanto se sia stato commesso un errore, ma soprattutto:
- chi lo abbia commesso;
- se altri componenti dell’équipe avessero il dovere di impedirlo;
- se il danno sarebbe stato evitabile con una condotta corretta;
- quale sia il danno concretamente risarcibile;
- contro quali soggetti debba essere indirizzata la richiesta.
Una preventiva consulenza legale medica consente quindi di evitare azioni prive di adeguato fondamento tecnico e, nei casi in cui emergano effettivi profili di responsabilità, di individuare correttamente i soggetti nei confronti dei quali avanzare la richiesta risarcitoria.
Avvocato per responsabilità medica e sanitaria
L’assistenza di un avvocato specializzato in diritto sanitario può essere utile tanto al paziente che ritenga di aver subito un danno quanto al sanitario coinvolto in una contestazione professionale.
L’avvocato per responsabilità medica deve infatti coordinare l’analisi giuridica con quella medico-legale, ricostruendo il comportamento dei diversi componenti dell’équipe e distinguendo l’errore individuale dalle eventuali responsabilità concorrenti.
Analogamente, un avvocato per medici deve verificare se il professionista abbia correttamente eseguito le proprie mansioni, se potesse legittimamente fare affidamento sull’attività degli altri specialisti e se l’eventuale errore altrui fosse effettivamente riconoscibile.
La responsabilità dell’équipe medica resta quindi una delle aree più complesse della responsabilità professionale sanitaria: non esistono automatismi e ogni vicenda deve essere ricostruita attraverso cartelle cliniche, documentazione sanitaria, competenze specialistiche e valutazione del nesso causale.
Hai subito un possibile errore medico?
Se ritieni che un danno possa essere conseguenza di un intervento chirurgico o di un trattamento sanitario non correttamente eseguito, il primo passaggio è acquisire e analizzare la documentazione clinica.
Uno studio legale che si occupa di responsabilità medica, con il supporto di medici legali e specialisti, può verificare preliminarmente l’esistenza dei presupposti per una richiesta di risarcimento.
Allo stesso modo, il sanitario coinvolto in una contestazione può richiedere assistenza a un avvocato malpractice medica per ricostruire il proprio ruolo nell’équipe, verificare l’esatto contenuto degli obblighi professionali e predisporre una strategia difensiva adeguata.
